>, In Primo Piano, Ricerca>Il quartiere Niguarda dello IACP e i profughi di guerra

Il quartiere Niguarda dello IACP e i profughi di guerra

2020-01-20T11:49:12+00:0002 Dicembre 2019|Da MilanoAttraverso, In Primo Piano, Ricerca|

Il quartiere fu edificato fra il 1911 e il 1912 insieme a quelli di via Lulli, Lombardia e Cialdini, quest’ultimo riservato ai tramvieri. Questi complessi edilizi furono i primi realizzati dal neonato Istituto per le case popolari ed economiche di Milano, creato nel 1909 dal Comune. Situato a nord di Milano, fra viale Suzzani e via Ponale, era vicino agli stabilimenti industriali della Breda e della Pirelli; fu progettato dagli ingegneri Gattinoni e Zanetti. Pensati per essere destinati alle famiglie più povere, gli appartamenti erano composti da uno o due locali, realizzati con dimensioni leggermente superiori alla media. Contrariamente agli altri quartieri edificati in quegli stessi anni, a Niguarda non fu costruito l’edificio destinato ai servizi comuni, i lavatoi vennero collocati nel cortile e gli altri servizi in locali al pianterreno opportunamente adattati. I dieci fabbricati occupavano un’area complessiva di 9.860 mq. con 168 alloggi per un totale di 630 locali. Ancora prima di essere terminati, parte di essi venne destinata ad ospitare nel maggio del 1912 i profughi levantini, cittadini italiani espulsi dalla Turchia in occasione della guerra italo-turca. A causa della lontananza dalla città e della mancanza di un collegamento dal centro, gli alloggi rimasero a lungo sfitti, tanto che l’amministrazione decise di incentivare le famiglie numerose ad abitarvi, praticando sensibili diminuzioni del canone. Dopo la rotta di Caporetto il grande afflusso di profughi, reduci, soldati e famiglie giunte a Milano in cerca di rifugio e lavoro, risolse il problema della carenza di inquilini.

Fonti: “Milano bollettino del Comune”, maggio 1933; G. Broglio (a cura di), “L’Istituto per le Case Popolari di Milano e la sua opera tecnica dal 1909 al 1929”, Milano, 1929.

Foto: viale Suzzani, 1913 (Archivio ALER Milano)