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Comunità2019-08-06T11:30:59+00:00

Comunità eritrea di Milano

Scheda redatta da Fabrizio Pesoli

Esistente dal 1962

Religione
Chiesa copta ortodossa eritrea, Islam

1960-1970: origini della presenza eritrea a Milano

La comunità eritrea milanese, che conta oggi circa 1.700 presenze, è una delle più antiche componenti etniche della città. Le sue origini risalgono al movimento migratorio verso l’Italia cominciato nel 1962, dopo l’annessione dell’Eritrea da parte dell’Etiopia. All’inizio si trattava soprattutto di donne, provenienti da Asmara e dall’altopiano circostante, alla ricerca di migliori condizioni economiche. Il Nordamerica e i Paesi scandinavi erano le mete più ambite, ma molte preferivano venire in Italia per i legami storici, culturali e di lingua. Per arrivare a Milano si appoggiavano ad agenzie di collocamento internazionale o ad italiani residenti in Eritrea, in contatto con famiglie presso le quali alloggiare e lavorare come domestiche o cuoche, spesso situate in zone centrali della città. Gli ingressi si intensificano alla fine degli anni ’60, quando l’Eritrea soffre lunghi periodi di siccità e un peggioramento della situazione politica. Nel flusso, oltre alle donne sono anche uomini adulti e studenti universitari a espatriare. È in questa fase che a Milano si consolida un primo nucleo eritreo tra Porta Venezia e Porta Vittoria. Nella zona infatti si trovano diversi servizi che fungono da poli di aggregazione: la chiesa del Sacro Cuore di Gesù in viale Piave, dove operano prima padre Stefano e poi padre Marino, due francescani eritrei; la sede della Cisl in via Tadino, più tardi affiancata da quella del primo Ufficio stranieri del Comune di Milano, nella stessa via; le molte pensioni economiche dislocate tra corso Buenos Aires e la stazione Centrale, comode per chi ancora non ha un alloggio.

1970-1980: la comunità milanese e le lotte per la casa

Dopo il 1974 il conflitto tra il FLPE (Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo) e l’esercito etiope si inasprisce. Ne segue un vero e proprio esodo che dura sino alla fine degli anni ’80, con un picco tra il 1978 e il 1982. In quel periodo la popolazione eritrea a Milano è ancora prevalentemente femminile: gli uomini sono impegnati nella guerriglia, e dall’Italia le donne li aiutano raccogliendo fondi e organizzando attività di sostegno. Si costituisce una sezione milanese del FLPE, che per le proprie iniziative usufruisce degli spazi del Centro sociale Leoncavallo. Aumentano intanto i ricongiungimenti familiari e, con essi, la necessità di abitazioni più grandi. I nuovi arrivati si insediano in aree periferiche dove gli affitti sono più economici, in particolare nei quartieri Molise-Calvairate, Corvetto, Certosa e nel triangolo Monza-Padova-Loreto. Nel 1978 sono proprio le battaglie per il diritto alla casa dei comitati di eritrei a portare alla modifica dei criteri comunali di assegnazione degli alloggi popolari, che per la prima volta includono anche i cittadini stranieri.

1980-1993: dal ristorante Asmara all’Indipendenza

Con l’inizio degli anni ’80 sorgono in città le prime imprese commerciali gestite da eritrei. A fare da battistrada è il ristorante Asmara in via Lazzaro Palazzi, da subito uno dei principali ritrovi per la comunità. Altra meta di incontro è l’oratorio gestito da padre Marino in viale Piave, che organizza anche colonie estive per i bambini e dove spesso le donne si riuniscono a cucinare piatti tipici. Un importante momento di aggregazione a livello nazionale è poi il festival, organizzato ogni agosto a Bologna dal 1975 al 1991, che richiama espatriati eritrei da tutta Europa con spettacoli, dibattiti e aggiornamenti sulla situazione in madrepatria. Nel 1985 viene inaugurato il centro della Comunità Eritrea Milanese in via Friuli 26, grazie a una raccolta fondi promossa all’interno della comunità (all’epoca stimata in circa 2.500 unità) e a donazioni da parte di privati e di enti pubblici. Fra le prime attività organizzate vi sono corsi di lingua tigrina e di storia nazionale. Nel frattempo cresce l’attenzione pubblica verso il conflitto in corso con l’Etiopia, e la causa dell’Eritrea guadagna consensi. Ne sono testimonianza due concerti “Per l’Eritrea”: il primo nel 1985 al Teatro Tenda e il secondo nell’ottobre 1987 al Palatrussardi, una specie di “Live Aid” italiano che riunisce sul palco artisti quali Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Pfm, Angelo Branduardi, Eugenio Finardi, Mango, Toni Esposito, Tullio De Piscopo. Dopo il 1993, con la nascita dell’Eritrea indipendente, comincia un nuovo, consistente flusso migratorio verso l’Italia, formato soprattutto da giovani in cerca di migliori condizioni economiche.

Anni Duemila: Milano tappa verso il Nord Europa

Nel 2002 il centro della Comunità Eritrea Milanese si trasferisce in via Temperanza 4, dove trovano spazio anche gli uffici del Consolato. È in questa sede che nei fine settimana molte famiglie si riuniscono per cenare, danzare o passare la serata insieme. Qui hanno luogo anche i principali eventi della comunità e ogni 24 maggio si celebra la festa nazionale dell’Indipendenza. Negli ultimi anni la popolazione eritrea a Milano è in calo: a partire sono soprattutto i più giovani, diretti verso altri Paesi europei dove il mercato del lavoro è più dinamico. Le presenze non sono cresciute neanche dopo l’ultima ondata di emigrazione dalla madrepatria, scatenata alla fine del 2013 dalla difficile situazione politica interna. Degli oltre 100mila profughi eritrei transitati per l’Italia in questi anni, almeno 20mila hanno fatto tappa a Milano: i più, assistiti dai diversi enti di accoglienza coordinati dal Comune (Hub della Stazione Centrale, Caritas, Progetto Arca Onlus, Comunità di S. Egidio, Chiesa Valdese, Memoriale della Shoah); molti altri accampati temporaneamente nelle aree verdi dei bastioni di Porta Venezia. Il drammatico esodo non ha però rinfoltito la comunità locale, perché meno dell’1% dei profughi ha fatto richiesta di asilo nel nostro Paese.