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Istituzione2018-06-11T21:08:54+00:00

Scuola del Libro

Scheda redatta da Claudio A. Colombo

Asili e scuole

Sede
Scuola del Libro (1904 - 1907)

Sede
Società Umanitaria (1907 - 1981)

Alle dieci di mattina di domenica 13 marzo del 1904, tutta Milano accorre all’inaugurazione di quella che sarebbe entrata di diritto nella storia dell’editoria. Dopo due anni pieni di riunioni, di lettere, di perizie e di intendimenti, il Concordato tra la Società Umanitaria e la preesistente Scuola Professionale Tipografica di Milano permetteva di inaugurare la Scuola del Libro nella nuova sede di via Goldoni, consolidando i principi dei dirigenti dell’Umanitaria:

“piuttosto che fondare istituzioni nuove e dissociate, in ogni ramo, meglio portare l’esame su quelle esistenti, cercare di superare le loro deficienze e coordinarne le attività acciocché il risultato avesse la massima efficacia a pro delle classi lavoratrici”.

Una scuola per il mondo editoriale milanese

Scuola del Libro, fotomeccanica, 1906 (Archivio Storico Società Umanitaria)

Il contributo dell’Umanitaria fu determinante. Perché se a parole, industriali e imprenditori plaudevano all’idea di una scuola italiana innovativa che potesse gareggiare a livello europeo con la Scuola Estienne di Parigi, oppure con il Graphische Lehr-und Versuchs-Anstalt di Vienna o con la Kunstakademie und Kunstgewerbeschule di Lipsia, a conti fatti senza l’apporto finanziario dell’Umanitaria è difficile credere che Milano sarebbe riuscita a imporre il suo primato nel campo della grafica e dell’editoria. Le idee furono subito chiare:

“arricchire Milano, il centro più importante d’Italia per le industrie grafiche, di un grande istituto professionale moderno, la Scuola del Libro, dove a imitazione di quanto si fa in istituti omogenei dell’estero, e specialmente alla Scuola Estienne di Parigi, si dovrebbe dare un pratico insegnamento professionale agli operai di tutte le arti le quali concorrono a formare e ad abbellire il libro, nonché a commerciarlo”.

Fin dall’inizio, prima nella sede di via Goldoni, angolo via Kramer e poi - dal 1907 - in via Fanti, nella nuova sede dell'Umanitaria, la Scuola del Libro divenne il punto di riferimento per giovani operai che volevano imparare o perfezionare il mestiere dell’arte della stampa dall’esempio dei maggiori artisti/artigiani del campo: tipografi, grafici, illustratori, fotocompositori, decoratori a mano, fotografi. Fra questi giovani, il giovanissimo e sorprendente Amilcare Pizzi, apprendista tipografo dall’editore Sonzogno fin dal 1902, conseguiva a soli 14 anni l’attestato-diploma proprio per l’anno scolastico 1904.

Un istituto di perfezionamento all'avanguardia

In un contesto di alta disoccupazione e forte analfabetismo, sia in Milano, sia nella provincia, la Scuola del Libro si poneva come laboratorio/officina, formando una manodopera che altrimenti non avrebbe mai potuto specializzarsi. Con la nuova impostazione metodologica (nuove aule e nuovi macchinari) voluta dall’Umanitaria, già dopo il primo anno di attività si registrava un forte aumento di iscritti, dei quali 73 promossi e 43 licenziati.

Brochure della Scuola del Libro (Archivio Storico Umanitaria)

Nel corso degli anni, la Scuola del Libro si imponeva sul territorio, arrivando a rappresentare il nostro Paese nelle esposizioni internazionali (come quella di Lipsia del 1914) e nei concorsi internazionali di tipografia (come quello di Liegi del 1949) che allora erano riconoscimenti autorevoli del lavoro svolto. Tra corsi diurni e serali, festivi e domenicali a cui accedono anche lavoratori della provincia, la Scuola del Libro diventa una specie di “passaggio obbligato” per chi intende fare il salto di qualità: al suo interno, dal 1916 in poi, è facile incontrare maestri esperti del calibro di Edoardo Lacroix, assistere a conferenze di artisti come Guido Marussig (la cui attività di maestro d’arte procedeva di pari passo con la sua attività pittorico/decorativa), ma anche farsi congedare da Raffaello Bertieri, all’apice della sua carriera professionale, sia dalle colonne di “Risorgimento grafico”, sia come stampatore puro.

Plotoni di diplomati escono dall’Umanitaria e conquistano il mondo del lavoro: tra questi, Giulio Stucchi, primo aiutante di Romussi al quotidiano Il Secolo e poi primo presidente dell’Unione Industriali Grafici Cartotecnici di Milano all’avvento della Liberazione. Sono anni difficili, ma densi di stimoli e voglia di fare. Alla ricostruzione della Scuola del Libro (completamente distrutta con i bombardamenti del 1943) partecipa una schiera di docenti eccellenti che si dedicano con passione alle nuove leve, dapprincipio nel campo grafico, tipografico e fotografico, e col passare degli anni anche a quello della comunicazione, della pubblicità, del design, anche grazie ai seminari (gratuiti) tenuti da Bruno Munari, Erberto Carboni, Enzo Mari e molti altri: il gotha della grafica.

La rinascita della Scuola nel secondo dopoguerra

Ma anche con il boom dell’editoria – negli anni del miracolo economico – la struttura e le finalità della Scuola non cambiano: un Consorzio di enti (tra cui figurano protagonisti come Arnoldo Mondadori) garantisce la continuità di lavoro e formazione, grazie a personaggi come Albe Steiner, che dirigerà la Scuola per quasi un ventennio (fino al 1974) avvalendosi della collaborazione di protagonisti del rinnovamento grafico più importante della seconda metà del Novecento come Max Huber, Bob Noorda, Paolo Monti, Giancarlo Iliprandi, Antonio Arcari, Pino Tovaglia, Massimo Vignelli (professionisti che sanno cosa vuoi dire coniugare l’attività professionale con un insegnamento di libertà, creatività e rigore), ma anche di uomini di cultura come lo storico dell’arte Mario De Micheli (perché il lavoro è anche istruzione).

E tanti altri ancora che, anno dopo anno, hanno permesso a tanti giovani (tre su tutti, Giancarlo Maiocchi “Occhiomagico” nella fotografia, Emilio Fioravanti nella comunicazione pubblicitaria, Armando Milani, geniale art director internazionale) di farsi strada nel lavoro e nella vita, con metodo, abnegazione e rispetto.

Scuola del Libro, grafici, 1963 (Archivio Storico Società Umanitaria)

Agli inizi degli anni '80, la Scuola del Libro è passata di competenza alla Regione Lombardia come Centro Formazione Professionale, ed è stata intitola a Riccardo Bauer: CFP Bauer.