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Ufficio III del Comitato centrale di assistenza per la guerra

Servizi assistenziali

Sede
Uffici del Comitato centrale di assistenza per la guerra in piazza della Scala (1915 - 1918)

Sede operativa
Magazzini di via Foscolo, Ufficio III del Comitato centrale di assistenza per la guerra (1915 - 1918)

L'Ufficio III si occupava del collocamento e soccorso ai disoccupati e al ricovero e sussidio dei profughi e rimpatriati. Tra i componenti segnaliamo il prof. Augusto Osimo, il dott. Alessandro Schiavi e Carlotta Clerici. L'assistenza ai profughi era già attiva dal maggio 1914, quando molti italiani a causa del conflitto in atto, avevano abbandonato le loro case in Germania, Austria e Turchia. A costoro vennero assegnati vitto e alloggio temporanei, mentre una speciale commissione provvedeva ad iscrivere nelle liste dei disoccupati coloro che si fermavano a Milano per un più lungo periodo. Nel mese di agosto la Casa degli emigranti dell'Umanitaria e l'Ospizio della Bonomelli accolsero oltre 100.000 emigranti. Alcuni vennero ospitati temporaneamente nel fabbricato scolastico di corso di P.ta Nuova (265 persone), mentre le famiglie più bisognose si sistemarono negli alloggi dell'Istituto case popolari di via Mac Mahon.

Un lavoro per i disoccupati

Per la gestione dei disoccupati l'Ufficio si appoggiava all'omologo dell'Umanitaria in via Manfredo Fanti; nel 1915 il numero di persone iscritte al collocamento era di 20.438. Col passare dei mesi il numero degli inoccupati decrebbe in maniera costante. Coloro i quali non trovavano un lavoro erano comunque sussidiati dal Comune. Per aiutare le donne inattive molte furono impiegate nella confezione di uniformi per i soldati e di indumenti per i bisognosi.

Raccolta della lana per i soldati al fronte, Milano, 1916 (Museo del Risorgimento, Milano)

In Galleria Vittorio Emanuele fu aperto un magazzino per la raccolta di indumenti e stoffe, donati da privati, e un negozio a prezzi calmierati per i vestiti riadattati. Nei primi quattro mesi di apertura vennero accomodati 16.000 capi di vestiario. (FOTO da Città di Milano, giugno 1915 p. 344) Per la lavorazione degli indumenti furono aperti diversi laboratori attrezzati con macchine per cucire, per un totale di 700 operaie e altrettante lavoratrici a domicilio: 

  • in corso Italia 1, gestito dalla compagnia Singer
  • presso la scuola professionale dell'Umanitaria per il tirocinio
  • in via Tibaldi, che passò da 10 operaie a 50
  • in viale Lombardia passato da 7 a 35 addette
  • in corso Garibaldi che triplicò il numero delle operaie e giunse ad averne anche più di cento
  • in via Conservatorio
  • in via Dell'Orso
  • via delle Abbadesse 

Per profughi e disoccupati furono aperti ristoranti popolari a prezzi economici. Al 22 luglio del 1915 le cucine economiche aperte erano sei: corso di p.ta Lodovica, Bastioni di p.ta Romana, via Volta, via Benedetto Marcello, piazza Vetra, corso Magenta. Le Cucine economiche di p.ta Nuova servivano invece come sussidio in caso di esubero di domande. I buoni per una razione di minestra e pane distribuiti giornalmente oscillavano fra i 3.500 e i 4.000. 

Assistenza ai Profughi

La volontà dell'Ufficio III allo scoppio della guerra era quello di assistere solo i profughi milanesi, ma l'emergenza in corso e l'enorme afflusso di bisognosi portò il Comune a sussidiare tutti coloro che si presentavano e ne facevano richiesta. In un primo tempo vennero dati vitto, alloggio, indumenti, pagamento dell'affitto e un sussidio in denaro, ed in seguito, quando la situazione si stabilizzò, fu elargito un contributo esclusivamente in contanti. Verso la fine del 1915 cominciarono ad operare il Comitato di emigrazione trentina, la Società di beneficienza tra gli adriatici e gli irredenti, la Commissione governativa di assistenza ai profughi, il Comitato Friulano, cosicché dalla metà del 1916 l'Ufficio III potè occuparsi quasi esclusivamente dei profughi di origine milanese. Le famiglie sussidiate con continuità si ridussero a poche decine, salvo nel maggio-giugno 1916 in conseguenza della Strafexpedition, l'invasione da parte degli austriaci dell'altopiano vicentino, e nell'ottobre-novembre 1917 per la straordinaria affluenza di profughi determinata dalla rotta di Caporetto.