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Persona2018-06-11T21:03:47+00:00

Luigi Buffoli

Scheda redatta da Claudio A. Colombo

Chiari, 27 Agosto 1850 - Milano, 5 ottobre 1914

Attività
Filantropo, Imprenditore

Milano, la città dove operò e visse, gli ha dedicato una via minuscola, tra via San Calocero e via San Vincenzo, alle spalle di corso Genova. Ma ancora oggi sono in pochi a ricordarsi di Luigi Buffoli (1850-1914), una delle figure più importanti del mondo imprenditoriale italiano, un vero manager della cooperazione di consumo (una specie di Bernardo Caprotti ante litteram).

Prima di stabilirsi definitivamente a Milano (nel 1878, a ventotto anni), non aveva avuto una vita facile. Ma questo lo aveva temprato, rafforzandone i convincimenti e facendogli scoprire il valore delle scelte: l’etica di un agire sempre nel rispetto delle regole, della legge, della buona amministrazione.

L’infanzia

Era nato nel 1850 a Chiari, la città delle Quadre (i quattro rioni storici della cittadina bresciana), ultimo di sette sorelle. I genitori, Francesco e Santina, erano commercianti e si narra che salutassero con gioia l’arrivo del primo discendente maschio. La sua infanzia non fu però spensierata; quando Buffoli aveva solo quattro anni, il padre muore e la famiglia passa da una condizione mediamente agiata ad una situazione di precarietà, che nel giro di qualche anno si trasforma in un vero e proprio dramma. Per permettere alle sorelle di continuare gli studi in collegio, a quattordici anni Buffoli decise di recarsi a Brescia ove riesce a trovare un’occupazione in un magazzino di prodotti coloniali della ditta Regis dove, con il passare dei mesi (vi rimarrà sette anni), riesce a far emergere le sue potenzialità, dimostrando che ogni bambino porti in germe i tratti principali del suo carattere, ovvero che il commercio ce l’aveva nel sangue.

L’apprendistato nel commercio

In questo ambiente il giovane Buffoli fa il suo apprendistato, si fa le ossa, ma soprattutto apprende la praticità del commercio al minuto come commesso, una forte esperienza diretta, con basso salario e tanti sacrifici. Questi anni, che rammenterà in alcune occasioni, saranno proprio quelli formativi in cui acquisisce una grande esperienza nel commercio di tanti articoli di uso comune, imparando a conoscere i buoni articoli e quelli scadenti, così come imparerà presto a riconoscere la buona qualità dei prodotti da quelli contraffatti (da qui, il suo futuro motto, “da noi troverete sempre il prodotto buono al giusto prezzo e al giusto peso”). Un grande senso del risparmio, abbinata alla conoscenza delle qualità dei prodotti, farà del Buffoli un grande economo e un uomo pratico della cooperazione: la sua bandiera, la sua linea di condotta, la sua fede incrollabile.

Il carattere

Era un uomo schivo, che odiava i riflettori, al punto che esistono solo due fotografie ufficiali che lo ritraggono: stessi baffi, stesso abito, stesso cravattino, ma in età differenti. Era schietto (guai a parlargli di cerimoniale), metodico, rigoroso, con “un innato sentimento del commercio ed il senso commerciale”. Non si può dire che fosse un uomo di scienza, anzi le semplici teorie lo lasciavano perplesso; era invece un uomo pratico, un calcolatore, un analista capace di guardare oltre il contingente; era uno di quelli che non aveva paura di sporcarsi le mani e di guardare fino in fondo la realtà dei fatti, come gli capitò di fare quando cominciò ad occuparsi dell’Albergo popolare, organizzando un tour notturno – nell’ottobre 1898 – nelle bettole e nelle stamberghe milanesi accompagnato da un “pattuglione” della Pubblica Sicurezza.

Valori e progettualità

Gli scettici lo consideravano un bastian contrario. In realtà lui era contrario ai paroloni roboanti e alle promesse mendaci, preferendo sempre un lavoro assiduo, disinteressato, onesto, calcolando costi e benefici di ogni impresa. L’importante era fare della sua “creatura”, l’Unione Cooperativa, la più importante cooperativa di consumo di Milano (nel 1906, a vent’anni dalla nascita, era divenuta la più importante cooperativa di consumo d’Italia, con oltre 10.000 soci e un fatturato di oltre otto milioni di vendite), capace di calmierare i prezzi, educando le famiglie al risparmio. Molti la ritenevano una cooperativa rivolta al ceto impiegatizio, ma invece era aperta a tutti, anche agli operai, per quanto ne circolassero pochi, perché le correnti socialiste la tacciavano di essere “bottegaia” e quindi bisognava starne alla larga (benché a fine anno si elargissero gli interessi in proporzione agli acquisti fatti).

Due copertine di cataloghi editi dalla Unione Cooperativa di Luigi Buffoli

Cooperazione e assistenza

Socialista non lo fu mai, e non lo nascose, ma seppe agire per il bene di poveri, disperati, senza tetto, meglio e più di tanti “compagni”: si pensi all’Albergo Popolare del 1901, al Dormitorio popolare del 1905, alle normative sull’orario di lavoro ridotto a otto ore, al riposo festivo e alla cassa di previdenza per le sue maestranze, misure già introdotte a fine ’800 (quando non esisteva ancora la Camera del Lavoro). Alcuni lo consideravano un monarchico solo perché tra i soci della sua cooperativa era riuscito ad annoverare persino Sua Maestà Umberto I: in realtà era un “conservatore riformista”, vicino alle posizioni di Giuseppe Zanardelli quanto a quelle di Luigi Luzzatti, suo maestro, verso il quale non lesinò mai parole di fuoco, come durante l’intervento al XVI Congresso delle Cooperative di Consumo” del 6 novembre 1910:

“L’altro giorno Luzzatti era a Milano; io fui con lui e lo seguivo fedelmente. Io non sono un incensatore di Luzzatti ma ho di lui la massima venerazione, e lo seguivo come se fossi stato il suo cagnolino, ma anche i cagnolini possono arrabbiarsi e questa volta se Luzzatti non ci libera da questa imposta il cagnolino si arrabbierà e lo morsicherà”. 

Il suo punto fermo era uno solo: tenersi sempre alla larga dai partiti politici, perché “la politica è grandemente dannosa alle nostre istituzioni, la cui maggior forza deriva dal numero dei soci e della loro concordia, numero che diviene grande, concordia che si mantiene, se la politica tace” (dal resoconto del suo intervento al Congresso delle Cooperative di Stoccarda del 1905).

La città-giardino del Milanino

Il viale intitolato a Luigi Buffoli al Milanino (1920)

Di tutte le sue iniziative oggi ne rimangono soltanto due. La prima fa ancora parte del panorama e dell’immaginario cittadino, ovvero la fondazione della prima città-giardino d’Italia, il Milanino, realizzata in quel di Cusano sul Seveso, a meno di dieci chilometri da Milano (la superficie complessiva dell’area oggetto della costruzione era enorme, oltre 1.300.000 mq.), una sorta di città modello fatta di villette spartane ma dignitose, dove le famiglie dei lavoratori potevano vivere in modo salubre, dove i genitori erano forniti di mezzi di trasporto pubblico per raggiungere con sicurezza il posto di lavoro e dove i figli potevano frequentare le scuole pubbliche. 

Così il giudizio espresso dal quotidiano La Perseveranza del 19 giugno 1911:

“Il comm. Buffoli, questo infaticabile organizzatore di gagliarda fibra bresciana, ha voluto che i giornalisti milanesi avessero agio di ammirare i progressi del suo Milanino e li ha condotti ieri a visitare la minuscola città sorgente in mezzo ai filari di gelsi e ai prati, lontana dall’ansia e dal fervore delle vie lastricate d’asfalto. (…) Diversità di tempi! Una volta qualche gramo filosofo si accontentava di costruire città fantastiche a reggimenti ideali e di battezzarle con nomi altrettanto fantastici. Il Campanella non ha chiamato la sua Città del Sole? Oggi si va più in là; dalla concezione si passa all’attuazione. A questo Milanino il nome Città del Sole s’aggiusterebbe a proposito”.

L’Unione Cooperativa

La seconda è l’immenso palazzo che oggi è sede della Camera di Commercio in via Meravigli 9, che fin dal 1903 Buffoli scelse come sede ufficiale della sua Unione Cooperativa (dopo gli anni in affitto a Palazzo Flori, alle spalle del Duomo). Nel giro di due anni, grazie al progetto dell’architetto Ulisse Stacchini, il palazzo del conte Ernesto Turati venne restaurato e ampliato, realizzando ex novo la sontuosa galleria tra via Meravigli e via San Vittore al teatro, portando complessivamente l’area ad una estensione di oltre 7.000 mq: una sede davvero grandiosa.

Il palazzo della Unione Cooperativa in via Meravigli (1905), oggi sede della Camera di Commercio di Milano

 

Insomma, Luigi Buffoli fu un vero imprenditore filantropo, a cui va il merito di aver saputo fondere insieme il meglio del management, del commercio, della solidarietà, trasformando una semplice “scatola di cravatte” in una monumentale corporate al servizio della collettività.

 

NOTE

Per conoscere nel dettaglio vita e opere di Luigi Buffoli si consiglia la lettura del volume a cura di Pasquale Iovene e Paola Signorino, “Le imprese di Luigi Buffoli. Dall’Unione Cooperativa alla città-giardino del Milanino” (RaccoltoEditore-Umanitaria, Milano 2016, pag. 240).

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