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Persona2018-06-11T21:03:47+00:00

Filippo Turati

Scheda redatta da Jacopo Perazzoli

Canzo (Como), 26 novembre 1857 - Parigi, 29 marzo 1932

Attività
Politico

Nato a Canzo, in provincia di Como, il 26 novembre 1857, Filippo Turati deve essere ritenuto “la maggior testa politica dei socialisti italiani”. Come ha scritto Leo Valiani, fu così per quanto riguardava l’epoca compresa tra “la costituzione e i primi passi del partito”, ossia per gli anni Novanta dell’Ottocento, la “guerra libica” del 1911-1912 e gli anni della Grande guerra e dell’immediato dopoguerra, quando Turati e il suo alter ego Claudio Treves “videro le cose più lucidamente della maggioranza dei loro compagni e furono dei pochissimi a capire che […] si sarebbe potuto scongiurare la vittoria delle destre nella politica italiana soltanto se i socialisti si fossero decisi ad andare al governo” con i liberali di Giolitti o di Nitti.

 

La fede nel socialismo

Filippo Turati illustrato (Archivio Storico Umanitaria)

Non si comprende Turati se non lo si pone in connessione con la Milano di fine Ottocento e inizio Novecento. Nel capoluogo lombardo, grazie all’aiuto della compagna di vita e di fede politica Anna Kuliscioff, fondò quel giornale che avrebbe funto da luogo di dibattito politico e di formulazione programmatica del socialismo italiano, la “Critica Sociale”. Sempre a Milano Turati, che sarebbe stato eletto più volte parlamentare, si impegnava per far assumere al PSI la guida diretta dell’amministrazione cittadina, così da realizzare delle politiche effettivamente a favore dei ceti sociali più umili.

Muoversi nel socialismo milanese a cavallo tra Ottocento e Novecento voleva giocoforza dire entrare in contatto anche con la Società Umanitaria, un ente che non fu mai istituzionalmente socialista, ma che non può non essere considerato uno dei capisaldi del riformismo italiano. Ciononostante, nel 1893, all’indomani della sua costituzione, Turati ne parlava con grande scetticismo, evidenziando come a suo avviso stesse sorgendo sotto “pavidi, incerti e misteriosi auspici”. Ma nel 1902, dopo la rinascita dell’Umanitaria a seguito del precedente scioglimento decretato da Bava Beccaris nel 1898, l’opinione di Turati era ben differente: le perplessità erano state rimpiazzate da una “affettuosa attenzione” generata da un “indirizzo essenzialmente positivo e sperimentale” del nuovo corso dell’ente filantropico.

 

Il sodalizio con la Società Umanitaria

Condividendo l’impostazione di fondo, che gli pareva estremamente vicino alle sue teorie del 1893 secondo cui l’Umanitaria avrebbe dovuto dare al “lavoratore la forza di scuotere l’incoscienza e il servilismo”, Turati non soltanto si batté per preservarne l’indirizzo laico di fronte alle ingerenze dei clericali, ma decise per di più di impegnarsi in prima persona. Seguendo lo spunto fornito dalla Relazione-progetto per l’istituzione di Scuole-laboratorio d’Arte applicata all’Industria del Segretario Generale dell’ente Augusto Osimo, Turati assunse la presidenza del Consorzio Milanese per le biblioteche popolari, istituito nel 1903, scegliendo come fidato assistente e collaboratore Ettore Fabietti.

Fu una scelta logica, quella di Turati, visto che le biblioteche popolari rappresentavano uno dei mantra dei riformisti del PSI. Come scrisse nell’introduzione ad un pamphlet illustrativo di questa particolare ramificazione dell’Umanitaria, “la diffusione e lo sviluppo delle Biblioteche per il popolo” dovevano “essere cura di coloro che credono nella virtù e nell’avvenire del movimento di elevazione delle classi proletarie”.

 

L'esilio e la scomparsa

L’ascesa violenta del fascismo comportò la riduzione delle attività dell’Umanitaria e della fuga di Turati da Milano a Parigi del novembre 1926, che fu possibile anche grazie ad un’altra figura centrale nella storia dell’ente di assistenza milanese, Riccardo Bauer.

Turati si spense nella capitale francese il 29 marzo 1932.

 

Persone collegate

Ettore Fabietti
20 dicembre 1876 - 19 marzo 1962