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Persona2018-06-11T21:03:47+00:00

Sabatino Lopez

Scheda redatta da Fabio Lopez

Livorno, 10 dicembre 1867 - Milano, 27 ottobre 1951

Attività
Artista

Sabatino Lopez ha vissuto e interpretato la prima metà del Novecento con l’anima di un galantuomo di fine Ottocento. La sua vita e la sua opera hanno attraversato lo Stivale nella fase del suo divenire, del farsi Italia, cercando d’interpretare quel mondo borghese a cavallo fra i due secoli; i suoi personaggi hanno interpretato gli italiani all’interno delle loro famiglie, case, città, con i vizi e le virtù di una società ancorata agli stereotipi e al perbenismo ottocentesco, ma già pulsante di nuove frontiere e di nuovi modi del vivere: Lopez è entrato in quelle vite sempre in punta di piedi, sempre con discrezione, affidando al dialogo, talvolta al sottaciuto, la critica di costume. Detestava le pochades: “Daremo la preferenza lavori nostrani - così presentava Sabatino il primo cartellone del Teatro del Popolo - perché a cose nostre, a persone di casa nostra, a sentimenti, a lotte nostrane si appassiona e partecipa più volentieri e naturalmente il popolo nostro”.

Gli esordi professionali

Sabatino Lopez in una caricatura di Tabet (Archivio Storico Società Umanitaria)

Aveva cominciato la sua carriera a Catania, confrontandosi e entrando in confidenza con De Roberto e Verga. Fu per molti anni a Genova quale critico teatrale del Secolo XIX: a contatto con Praga, Simoni, Giacosa, De Amicis, Mascagni, Antona Traversi, Puccini, la Duse. Nel 1911 il Consiglio della Società Italiana degli Autori lo chiamò a Milano per prendere il posto di direttore lasciato da Marco Praga e, l'anno dopo, la Società Umanitaria lo chiama a dirigere la sezione di prosa del Teatro del Popolo, incarico che manterrà - insieme ad Ettore Paladini - fino all'avvento del fascismo, coinvolgendo i più grandi interpreti sulla piazza.

Le commedie

Le commedie di Lopez erano in cartellone per tutti i teatri del Paese, alcune popolarissime, come “La Signora Rosa”, “Il terzo marito”, “La buona figliola”. Il pubblico amava quel bel dialogo, gli argomenti sfumati e non gridati. Irma Gramatica mise sulle scene “Mario e Maria” impersonando una donna che osava indossare una gonna pantalone, la camicia con la cravatta, e persino fumare, alla ricerca di quella che oggi chiameremmo “una parità di genere”, ma che per allora era una severa critica di costume, tratteggiata con il guanto di velluto dell’ironia.

Negli ultimi anni di vita, dopo le sofferenze dell’esilio in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste, scrisse “S’io rinascessi” (1949 – Mondadori), libro di ricordi e memorie teatrali:

“Mi è piaciuto, mi piace tanto il mio mestiere che non lo avrei mai mutato per tutto l’oro del mondo… Credo di aver conosciuto, avvicinato quasi tutti gli scrittori di questi ultimi cinquant’anni, anche quelli già insigni quando io ero perfettamente ignoto: Carducci, Boito, Verga, Giacosa, D’Annunzio, Marradi… Anche per questo, ripeto, se rinascessi non muterei arte e mestiere”.

L'epitaffio

Oggi Sabatino Lopez è una via di Quarto Oggiaro, traversa di via Renato Simoni e di via Marco Praga, con cui Lopez ha condiviso gli anni migliori del teatro del Novecento.

“Quando finirò in quell’altro mondo, chi mi conosceva dirà, almeno spero: Chi, Sabatino Lopez? Era un galantuomo… e aveva un bel dialogo. Ci conto”.

(L'illustrazione a inizio pagina è stata realizzata da Gastone Mencherini).

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