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Persona2018-06-11T21:03:47+00:00

Rosa Genoni

Scheda redatta da Raffaella Podreider

Tirano, 18 giugno 1867 - Varese, 12 agosto 1954

L'infanzia in Valtellina

Foto della famiglia Genoni: Rosa è la prima in alto da sinistra (Archivio Storico Società Umanitaria)

Nata nel 1867 a Tirano (SO) da Luigi, calzolaio milanese, e da Margherita Pini, una sarta di Grosio (SO). Prima di 18 fratelli, frequenta la scuola solo fino alla terza elementare. Nel 1877 si trasferisce a Milano a fare la “piscinina” presso una zia sarta, frequentando la quarta e la quinta elementare presso le scuole serali, dove impara anche il francese.

I circoli operai socialisti

 Nella prima metà degli anni ‘80 inizia ad interessarsi dei problemi delle lavoratrici, a frequentare i circoli operai e socialisti e nel 1885, quando ormai è maestra presso l’atelier Dall’Oro, viene mandata dal Partito Operaio Italiano a Parigi per partecipare ad un congresso operaio. Dopo l’assise rimane nella capitale francese dove, mantenendosi facendo la domestica, approfondisce bene il suo mestiere che le vale l’assunzione presso la ditta Pasquì.

L'impegno femminista

Nel 1888 ritorna a Milano, continuando la sua carriera professionale presso alcune sartorie (Bellotti). Appartenente al Fascio dei lavoratori meneghino, nel 1893 rappresenta la Lega di resistenza lavoranti nastrai al II Congresso del PSI ed è delegata, assieme ad Anna Maria Mozzoni, anche al Congresso socialista internazionale di Zurigo. Dapprima seguace dell’ala più intransigente del movimento femminile socialista, rappresentata da Abigaille Zanetta, si avvicina poi alle posizioni di Anna Kuliscioff, di cui rimane in seguito una devota seguace ed amica. Sempre nello stesso anno fa venire i genitori e i fratelli a Milano, aiutando questi ultimi ad emigrare in Australia, sulle orme del fratello Emilio, e prodigandosi nei confronti di un altro fratello, Franco, rinchiuso in carcere perché accusato di omicidio. È per questa circostanza che conosce il giovane avvocato socialista Alfredo Podreider, con cui poi si unisce e dal quale ha la figlia Fanny nel 1903.

La carriera come premiere

Il padiglione dove Rosa Genoni espose i suoi abiti durante Expo 1906 (Archivio Famiglia Podreider)

Nel 1895 viene assunta dalla Casa H. Haardt et Fils, allora principale casa di moda milanese con filiali a Sanremo, Lucerna e St. Moritz, dove rimane sino al 1925, in un palazzotto di cinque piani con 200 dipendenti. In seguito diviene premiere della casa francese (1903), che lavora esclusivamente su modelli acquistati o copiati nei più famosi atelier parigini, ma poi si adopera per emancipare la moda italiana da quella transalpina e le sue collezioni, ispirate alle opere dei pittori rinascimentali italiani, conoscono il successo e il Grand Prix della Giuria all’Esposizione internazionale di Milano del 1906. Due di queste creazioni, il celebre abito da ballo ispirato alla “Primavera” di Botticelli e il manto di corte desunto da un disegno di Pisanello, sono ancora oggi conservati alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze.

Per una moda italiana

Nel 1908 presenta la sua moda italiana anche in teatro, partecipa (come delegata della Società Umanitaria di Milano) a Roma al I Congresso delle donne italiane, intervenendo a favore dell’autodeterminazione dei popoli, ed inizia a collaborare alla stampa femminile emancipazioni sta, soprattutto dopo il 1911, quando sorge “La Difesa delle lavoratrici”. Grazie al suo impegno nel 1909 nasce il primo comitato promotore per una “Moda di Pura Arte Italiana”, presieduto da Giuseppe Visconti di Modrone e patrocinato da Franca Florio, dalla principessa Odescalchi e dalla duchessa Giulia Melzi D’Eril; mentre l’anno seguente promuove dalle pagine di “Vita d’Arte” il “Concorso Nazionale per un Abito Femminile da Sera”.

Il pacifismo

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sostenitrice della neutralità, promuove la pubblicazione del periodico “Per la guerra o per la pace” ed è tra le fondatrici, e quindi presidente, dell’Associazione “Pro Umanità”, che polemizza con le posizioni interventiste del comitato femminile romano, presieduto da Teresa Labriola dopo la sua uscita dal Consiglio Nazionale delle Donne Italiane (CNDI). Quando viene fondata la Women’s International League far Peace and Freedom, dal Congresso internazionale dell’Aja (1915) a cui partecipa, facendo parte di una delegazione ristretta incaricata di promuovere la pace, è chiamata a dirigerne la sezione milanese, responsabilità che tiene sino al 1922. Sempre nel 1919 è anche delegata ai congressi internazionali di Berna e di Zurigo.

L'insegnamento, il giornalismo, gli scritti

Gruppo di allieve delle Scuole femminili dell'Umanitaria (1928, Archivio Storico Umanitaria)

A lungo insegnante di storia del costume nelle scuole professionali femminili della Società Umanitaria, che l’ha come docente dal 1905 al 1933, quando si dimette per non giurare fedeltà al fascismo, e collaboratrice assidua delle riviste “Marzocco”, “Vita femminile”, “Vita d’arte” e “Lidel”, dopo l’avvento della dittatura fascista lavora ad una “Storia della moda” in tre volumi di cui, nel 1925, esce però solo il primo tomo. Nel 1928 regolarizza la sua unione sposandosi con l’avvocato Podreider ed inaugura un laboratorio di cucito per le detenute di San Vittore; la figlia, laureatasi in storia dell’arte, pubblica nel 1926 il volume “Storia dei tessuti d’arte in Italia”. Nel 1936 rimane vedova e quattro anni dopo si trasferisce a Varese nella villa che il marito aveva comprato per sua madre. Del 1948 è ancora una sua appassionata lettera al conte Bernadotte, mediatore dell’ONU per la questione palestinese, dove auspica la pace tra arabi ed ebrei.

Muore a Varese il 12 agosto 1954.

 

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Paolina Schiff
27 luglio 1841 - 1926

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