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Persona2018-06-11T21:03:47+00:00

Luigi Colombo

Scheda redatta da Donatella Zanacchi

1886 - 1973

Attività
Avvocato

Luigi Colombo, di professione avvocato, presidente dell’Ospedale Maggiore per due successivi mandati anni, dal 1946 al 1956, è un esponente di spicco del mondo cattolico. Appena diciottenne diventa segretario della Giunta diocesana di Azione Cattolica e della Federazione diocesana delle opere economiche e sociali che raggruppa leghe di lavoro, cooperative, casse rurali e mutue di soccorso. Compie gli studi universitari a Pavia. Nel 1909 nasce a Milano il S.I.T (Sindacato Italiano Tessile), il primo dei sindacati cattolici che assumerà carattere nazionale, di cui Colombo diviene presidente e G. Levati segretario, e che diventa il modello organizzativo per le nuove associazioni sindacali cattoliche che si stanno allora pian piano formando. Colombo, per dargli un peso internazionale, lo fa aderire immediatamente al Segretariato internazionale dei sindacati cristiani. L’esigenza di creare relazioni sempre più strette tra organizzazioni sindacali cattoliche internazionali, volte a difendere i bisogni della collettività più debole, diventa impellente anche in risposta alla crescente internazionalizzazione dei rapporti tra industrie portata avanti dal capitalismo. Si laurea in legge a Pavia e inizia a esercitare la professione di avvocato.

Partito come ufficiale degli Alpini per il fronte allo scoppio della prima guerra mondiale, viene fatto prigioniero e internato a Mauthausen. Al rientro in patria, alla fine del conflitto, si dedica, dopo la nascita delle tre confederazioni sindacali cattoliche, a un’intensa attività organizzativa delle cooperative “bianche”. Nel 1919 diventa il primo presidente della Giunta diocesana dell’Azione Cattolica, e riesce, grazie all’appoggio finanziario della Federazione Bancaria Italiana, a costituire la Banca del Lavoro e della Cooperazione, che fornisce assistenza e credito alle cooperative cattoliche, ma la banca poi, non riuscendo a fronteggiare le richieste di finanziamento, confluisce alcuni anni più tardi in istituti di credito di matrice cattolica di maggior solidità economica. Amico personale di Achille Ratti, poi papa Pio XI, viene scelto dal pontefice, anche per le sue qualità manageriali, come presidente generale dell’Azione Cattolica Italiana (A.C.I). Fautore del disimpegno dei cattolici nella vita politica, si scontra ben presto con quella parte di cattolici “attivi”che militavano nel P.P.I (Partito Popolare Italiano) e nella C.I.L (Confederazione Italiana dei Lavoratori) che si opponevano coraggiosamente alla dittatura fascista. Nel 1929 è la stessa Santa Sede, che da questa contrapposizione non vuole nasca una frattura nel mondo cattolico italiano, a preferire un cambio al vertice dell’A.C.I.: Colombo si dimette e al suo posto viene nominato Augusto Ciriaci.

Comincia per Luigi Colombo, grazie alle sue indubbie capacità manageriali e organizzative, un’intensa e assai costruttiva attività di risanamento di istituti di credito cattolici in difficoltà e, nel secondo dopoguerra, di esponente di alto livello della politica sanitaria nazionale.

La presidenza dell'Ospedale Maggiore

È Presidente dell’Ospedale Maggiore da novembre 1946 ad aprile 1957. Quando viene nominato è passato da poco il ciclone della guerra e la sua priorità è ricostruire i padiglioni distrutti dai bombardamenti sia al Policlinico sia a Niguarda. Poi riesce a riacquistare dal Comune di Milano, cui era stata ceduta in maniera piuttosto nebulosa, la proprietà dell’area della Ca’ Granda tra via Francesco Sforza e Via Laghetto: riporta così nella sua sede originaria il Consiglio di Amministrazione della Ca’ Granda, restituisce la proprietà e ripristina il culto della Chiesa dell’Annunciata, cuore religioso dell’ospedale e fulcro della Festa del Perdono.
Quest’ultima è un appuntamento antico e tradizionale per la città Milano: dal 1460 si svolge ogni 25 marzo degli anni dispari. L’evento è legato alla concessione dell’indulgenza plenaria da parte di papa Pio II, resa perpetua nel 1560 da papa Pio IV. La festa, che inizialmente aveva un significato prettamente religioso, sconfina ben presto in festa popolare, molto sentita dai cittadini che mostrano un affetto attivo e partecipato nei confronti del “loro” Ospedale. L’esposizione dei ritratti dei benefattori, oltre che esprimere in maniera pubblica il riconoscimento e la gratitudine dell’ospedale verso chi generosamente ne sostiene le iniziative, serve anche da incentivo e stimolo ad altri futuri benefattori e la festa diventa non solo una testimonianza ma una vera e propria sponsorizzazione di impegno civile.

Colombo avvia una rigorosa riforma legislativa e organizzativa degli ospedali italani fondando nel 1946 l’A.D.O.L. (Associazione Degli Ospedali Lombardi), di cui è presidente per 10 anni,i e nel 1947 la F.I.A.R.O (Federazione Italiana delle Associazioni Regionali Ospedaliere). Nel 1955 a Lucerna, al termine del Congresso della Federazione Italiana degli Ospedali (Fédération Internationale des Hôpitaux, FIH) viene eletto all’unanimità presidente, carica che manterrà per un triennio. Per tale incarico gli viene assegnata la medaglia d’oro del Ministero della Sanità e la decorazione internazionale di Commander of Public Health. Nel quadriennio 1951-1954 fa parte del consiglio d’amministrazione degli Istituti Clinici di Perfezionamento.

Il nuovo Ospedale di Sesto San Giovanni

A lui si deve anche la fondazione dell’Ospedale di Sesto San Giovanni. La posa della prima pietra viene effettuata nel 1955, benedetta da monsignor Giovanni Battista Montini, da poco succeduto al Cardinale Schuster: la messa in opera di questa importante istituzione è un vero esempio di “concordia civica”, come la definisce lo stesso Colombo, perché vede l’impegno congiunto del Comune di Sesto (la fondazione dell’Ospedale viene fortissimamente sostenuta dal sindaco Abramo Oldini) dell’INAM (Istituto Nazionale Assicurazione Malattie), dell’Ospedale Maggiore, cui si aggiungono le cospicue donazioni di molti benefattori, presenti e passate. I fratelli Davide e Guido Campari, proprietari dell’omonima ditta (cui verrà intitolata la Divisione Medica), l’industriale Giovanni Battista Zinelli (che dà il nome alla Divisione Chirurgica), i fratelli Ercole e Giuseppe Marelli e il cavaliere del lavoro ing. Antonio Stefano Benni (cui si dedicano rispettivamente due sale di radiodiagnostica) e il dottor Giovanni Ballerio, medico dell’Ospedale Maggiore (da cui prende il nome la sezione di ostetricia e ginecologia). Nell’intenzione di Colombo l’Ospedale di Sesto, oltre che essere un punto di riferimento sanitario-terapeutico fondamentale per il territorio alla periferia di Milano, lavorerà in sinergia costante con l’Ospedale Maggiore di Milano e con Niguarda, dei quali potrà, se necessario, diventare un luogo in cui prolungare, con un periodo di degenza riabilitativa, il percorso specialistico compiuto presso i due grandi ospedali milanesi. Una visione, questa, di rete medica sul territorio davvero innovativa e fautrice di una soddisfazione sempre migliore e ampia dei bisogni sanitari del cittadino.

Ospedale di Sesto San Giovanni, anni 2000

L’Ospedale di Sesto San Giovanni (costato sino a quel momento 1 miliardo e 436 milioni di lire ed esteso su un’area di 27mila metri quadrati) viene inaugurato nel 1961; lo benedice, alla presenza dell’allora Ministro della Sanità Camillo Giardina, ancora Giovanni Battista Montini nel suo duplice ruolo di Arcivescovo di Milano e di parroco della Ca’ Granda (la Chiesa dell’Annunciata è da sempre parrocchia all’interno della diocesi milanese). Il Corriere della Sera lo descrive così: “Il nuovo Ospedale è composto di un grande edificio di sette piani di nuova costruzione; di un padiglione, anch’esso di nuova costruzione, per il reparto anatomo-patologico e relativi servizi; di un preesistente edificio che è stato trasformato per la sistemazione della chiesa e degli alloggi e di un padiglione in corso di trasformazione da utilizzare per la divisione medica, con una dotazione di cento posti letto per ammalati sub-acuti”.

Sta per aprirsi, per il sistema ospedaliero italiano, una nuova era. Pochi anni dopo la fondazione dell’Ospedale di Sesto, la legge Mariotti, del 1968, riformerà l’organizzazione ospedaliera nazionale: i nosocomi non vengono più intesi solo come ricovero estremo di chi ha urgente bisogno di cure, ma come luogo deputato per qualsiasi necessità diagnostica e terapeutica; mutano le loro funzioni, richiedono investimenti di capitali, attrezzature sempre più moderne, personale specializzato, prevedono un rapporto diverso tra numero di posti letto e abitanti, diventano piccole “industrie” dove “si produce” salute, anziché beni di consumo. E Luigi Colombo, sicuramente, pur continuando a essere ideologicamente ed eticamente convinto che “l’impresa ospedaliera” sia innanzitutto una manifestazione peculiare della caritas cristiana, come manager ha già intuito, e in un certo senso, precorso, il radicale cambiamento gestionale e organizzativo.

 

Bibliografia

-    Susanne von Falkenhausen, Colombo Luigi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 27, Roma, Ist. dell’Enciclopedia italiana, 1982

-    Vittorio A. Sironi, Un ospedale aperto. Storia dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, Milano, Franco Angeli, 2013

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