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Persona2018-06-11T21:03:47+00:00

Alfonso Baima

Scheda redatta da Daniela Bellettati

Milano, 12 gennaio 1915 - ?

Il piccolo Alfonso entra all'Istituto Derelitti il 22 ottobre 1921. E' un bimbo di sei anni, trascorsi quasi tutti in strutture di assistenza. Come racconta la sua scheda di ammissione è un "derelitto" a pieno titolo: il padre Vincenzo è morto a Torino pochi giorni dopo la sua nascita e la madre è irrintracciabile.

Alfonso nasce a Milano il 12 gennaio 1915; nel luglio del 1917 la madre Marcella lo affida alla assistenza pubblica che lo ricovera al Nido Bisi Albini di Gavirate, uno degli asili sorti per iniziativa di Sofia Bisi Albini per accogliere i figli di militari partiti per il fronte e di famiglie in difficoltà per la guerra. Il Nido di Gavirate, al contrario degli omonimi milanesi che hanno attività solo diurna, ospita i piccoli anche per lunghi periodi. Nel mese di ottobre di quell’anno, dopo la disfatta di Caporetto, Milano sarà invasa da migliaia di profughi, soldati, rifugiati, feriti, in fuga dal nemico. In quella folla, Marcella Baima scompare.

Quattro anni dopo il bimbo è ancora ricoverato a Gavirate, a spese del comune di Milano; nessun familiare lo ha più visitato, né lo ha reclamato. La struttura di Gavirate chiude il 30 settembre 1921 e Alfonso viene trasferito provvisoriamente al deposito della Associazione per la difesa della Fanciullezza abbandonata, in via Bixio a Milano.

Scheda di Alfonso Baima (Archivio ASP Golgi-Redaelli)

Ancora per qualche tempo si fanno ricerche della madre, di cui non si hanno più notizie dal 1917, ma senza esito. L’Istituto Derelitti accoglie quindi il piccolo, in stato di abbandono, ma non ufficialmente orfano, ormai pronto per la prima elementare. Il fascicolo personale di Alfonso ci restituisce l’immagine di un bimbo in buona salute, mite, tranquillo, con trascurabili mancanze alla disciplina scolastica e dell’istituto, punite con l’esclusione dalla ricreazione e dalla merenda con la marmellata.

Nell’estate del 1923 un avvenimento imprevisto turba però la vita del giovane scolaro: da Genova giunge alla direzione dell’istituto una lettera che annuncia che la madre di Alfonso è viva, abita a  Buenos Aires, è in buona salute, lavora ed è in grado di mantenere il figlio, che vorrebbe riavere con sé. Lo ha cercato per mesi invano, ma con l’aiuto del console italiano a Buonos Aires e del giornale degli emigranti “La Patria degli Italiani” è riuscita finalmente a rintracciarlo a Milano. Marcella Bono Baima scrive poi direttamente e racconta un passato di “sofferenze morali, di malattie continue che mi hanno tenuta lontano dalla società, chiusa in un ospedale, inabile al lavoro”. Ora, ristabilita, desidererebbe che il figlio lo raggiungesse in Argentina. Ha già preso accordi con il commissario di bordo di un piroscafo a cui Alfonso andrebbe affidato per la traversata dell’Atlantico. Il console garantisce per lei e in breve tempo arrivano da Buenos Aires i soldi per il biglietto e per tutte le spese di trasferimento. Non resta che preparare il passaporto per Alfonso e un piccolo corredo adatto ad affrontare l’estate argentina che lo attende. A Genova, in una fredda mattina di fine novembre, il piccolo vede il mare per la prima volta e si imbarca sul piroscafo Duca degli Abruzzi in partenza per il Sud America, affidato al Commissario di bordo per la lunga traversata. La direzione dell’Istituto Derelitti non ha dimenticato di mettere il valigia le sue pagelle di prima e seconda elementare.