Il Teatro del Popolo nei teatri rionali

Scheda redatta da Claudio A. Colombo

Due lustri dopo l'inaugurazione del Teatro del Popolo (TdP), il Segretario Generale dell'Umanitaria, Augusto Osimo, decise che tale strumento educativo non dovesse concretarsi solo in pieno centro, nel salone dell'ex stabilimento Brown Bover in via Fanti, ma dovesse implementare la sua azione e divenire “ambulante per i diversi quartieri della città, nei quartieri veramente più popolari”.

 

Un teatro ambulante nei quartieri

Elenco dei teatri rionali per il Teatro del Popolo

A partire dal 1920, la Commissione artistica del TdP approvava quindi il progetto dei teatri rionali: e anche se la spesa per “ammodernarli” fu molto pesante per l'Umanitaria, si procedette a tambur battente, perché “bisogna andare al popolo, o meglio alla plebe per farla elevare a popolo”.

Sette i palcoscenici scelti, sulla scena la propria Compagnia Stabile (Sabatino Lopez, direttore artistico; Ettore Paladini, direttore di scena):

  • Teatro Rionale di Porta Magenta,
  • Teatro Rionale di Porta Garibaldi,
  • Teatro Rionale “Arte Moderna”,
  • Teatro Rionale “Figli del Lavoro”,
  • Teatro Rionale Loreto,
  • Teatro Rionale di Porta Genova,
  • Teatro Rionale di Porta Vittoria.

 

Riflessioni da un documento del 1921

Un progetto che ha rappresentato il primo esperimento di decentramento teatrale a Milano, di cui riportiamo alcune considerazioni anonime tratte da un documento d’archivio del 1921, presumibilmente scritto dallo stesso Osimo.

Locandina di uno spettacolo del Teatro del Popolo in un teatro rionale (1922)
“A sere alternate, nei più lontani rioni, il Teatro del Popolo reca un soffio d’arte. Emigra dalla sede centrale colla sua Compagnia al completo, s’installa sui palcoscenici e compie, con fervore, la sua squisita fatica. L’osservatore che frequenta queste sedi lontane della nostra arte, superato il primo istante di piacevole sorpresa, rileva quanto pronta e viva sia l’anima della folla quando la sollecita uno spettacolo di serena gioia o di alta commozione.
Non è attenzione passiva ma comunione di pensiero, comprensione istintiva, gaudio inatteso. Ed un altro delicato legame scopre: quello fra popolo ed attori, destato da correnti immediate di simpatia, da godimento profondo, da torturante desiderio di capire come si gioisce e come si piange. Non a caso un acuto ingegno nordico definiva l’anima popolare come un immenso e tondo gong che appena sfiorato desta vibranti suoni. Questo pubblico afferra tutto poiché è in lui la massima attenzione.
L’opera d’arte è così nelle condizioni ideali per essere accolta e compresa. È come un reciproco meraviglioso dono: l’attore reca la sua arte che tutto l’investe e travolge, lo spettatore la sua anima perché sia deliziata. E questa rispondenza il teatro rionale la raggiunge più perfettamente. Lo spettatore non è distolto dalla scena, la sua attenzione è centuplicata, la sua emotività è perfetta.
Sui palcoscenici rionali teatro di prosa, teatro di poesia, sono entrambi accolti, sentiti, gustati. La figura mordente e dolorante di Giannetta nella Cena delle Beffe, l’impotenza paterna a distogliere i figli in Come le foglie, l’angosciata Maternità, la violenza di Bufere, dell’Imboscata, della Nemica, la delicatezza della Maestrina, la forza dell’Onore e di Casa paterna, la vicenda umanissima del Romanzo di un giovine povero, tutto è compreso e sentito. E se, talvolta, il palcoscenico non permette vasto movimento, tuttavia il pubblico ne comprende le relative manchevolezze e le scusa poiché comprende che è nei voti del Teatro del Popolo creare altri più vasti ambienti, perché a tutta la folla che lavora giunga il conforto e la gioia dell’arte”.

Persone collegate

Augusto Osimo
28 gennaio 1875 - 22 luglio 1923

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