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Istituzione2018-06-11T21:08:54+00:00

Ufficio indicazioni e assistenza

Scheda redatta da Eleonora Cirant

Servizi assistenziali

Sede
Sede dell'Unione femminile nazionale (1911 - 1938)

Organizzare il coordinamento degli enti filantropici e di assistenza cittadina era tra i punti del programma fondativo dell'Unione femminile del 1899.

Gli scopi dell'Ufficio indicazioni e assistenza

  • dare indicazioni sugli enti di assistenza e aiutare le persone biognose nel disbrigo delle pratiche per ottenere sussidi;
  • raccogliere dati e studiare le cause e i rimedi della povertà;
  • preparare le donne all'attività sociale;
  • formare delegate esperte allo scopo di ricoprire cariche di consigliere nelle Opere pie cittadine;
  • seguire l'iter delle pratiche per verificarne l'esito positivo.

Attraverso l'informazione si intendeva anche trasmettere il senso del diritto a ricevere assistenza dalle istituzioni senza doversi affidare alla beneficenza pubblica o privata. Nei casi più difficili, le delegate si occupavano in prima persona di sbrigare l'iter burocratico presso gli enti:

“facendo scudo, per così dire, con la propria autorevolezza e rispettabilità di signore per bene ed in grado di esprimersi con proprietà, alla resistenza e diffidenza degli impiegati o degli amministratori delle Opere pie nei confronti dei loro assistiti” (1)

Gli uffici erano territoriali poichè si ispiravano al modello dei settlement inglesi che prevedevano l'insediamento abitativo delle assistenti sociali nei quartieri dove avrebbero dovuto intervenire. Le delegate dell'Ufficio non avrebbero vissuto nel quartiere, ma avrebbero bussato ad ogni casa per verificare le condizioni di vita di chi vi abitava, redigendo un rapporto per ogni nucleo familiare

Per avere un'idea del pubblico assistito dalle impiegate, dalle delegate e dalle visitatrici volontarie sono indicative le parole riportate in un articolo del «Corriere della Sera», che contribuì costantemente all'iniziativa con raccolte fondi:

«Nell’anticamera dell’Ufficio indicazioni e assistenza, al quale anche il Corriere affida la distribuzione dei sussidi che gli pervengono dai suoi lettori, si riuniscono ogni giorno, per chiedere dei soccorsi, i più diversi individui oberati dalla miseria: gente capace di stare per mesi senza casa e senza occupazione per non saperne e non volerne trovare, famiglie piene di figli e corrose dalle malattie, disertori famelici e cantanti sfiatati, madri col marito in carcere o in America o fuggito con un’altra donna , madri senza marito e neppure vedove, persone decadute […]»(2)

Dall'apertura del primo Ufficio, nel 1901 si arrivò ad avere tre sezioni nel 1910 (Via Monte di Pietà 9, Via G. B. Niccolini 26, Via Vigevano 8). La gran parte del lavoro era basata sul volontariato.

Il rigore metodologico di questa esperienza è ben visibile nella Guida pratica della beneficenza, previdenza e istruzione nella città di Milano, una vera e propria guida ai servizi che descrive puntualmente enti e iniziative pubbliche e private a Milano. (3)

L'Ufficio segnò un'azione incisiva nella lotta contro la tubercolosi e fu preso a modello per iniziative analoghe in altre città, come Firenze, Livorno, Cagliari, Catania, Roma e Padova.

Contribuì inoltre alla creazione della prima sezione milanese della Cassa di Maternità, che un decreto del 1908 consentiva di aprire.

Le collaborazioni

Il Consorzio con la Società Umanitaria, che nel proprio statuto prefigurava un'iniziativa simile a quella che l'Unione aveva iniziato a realizzare, fu creato nel 1906 con lo scopo di gestire ed ampliare gli Uffici. Il Consorzio fu sciolto nel 1912, a fronte del calo del contributo finanziario proveniente dall'Umanitaria.

Tutte le sedi degli Uffici furono chiuse nel 1915, dopo che era stata istituita la Federazione delle opere di assistenza cittadina, entro cui avrebbe dovuto confluire anche l'attività dell'Unione.

Era, questa, un'azione pienamente coerente con gli obiettivi dell'Unione, la cui pratica era di mettere a punto modelli di intervento sociale, dimostrare che erano necessari, sostenibili e praticabili, ma con l'obiettivo che fossero poi messi a sistema dalla amministrazione pubblica.

E tuttavia la Federazione non era mai entrata in funzione. Dal 1907 erano attivi gli Uffici Mandamentali di beneficenza e Assistenza pubblica del Comune, ma

le loro funzioni erano  più limitate rispetto a quelle degli Uffici Indicazioni e Assistenza, in quanto non richiedevano i documenti per conto degli utenti, non svolgevano opera di informazione e di mediazione, non indagavano le cause del disagio sociale e spesso distribuivano sussidi a pioggia (4)

Nel 1918 l'Unione decise di riaprire l'Ufficio nell'unica sede di Porta Nuova 32. L'azione nel quartiere fu diretta, in particolare, alle madri povere. Si accoglievano inoltre i ricorrenti inviati dal «Corriere della sera», le cui donanzioni concorrevano al mantenimento del servizio. Inoltre l'Ufficio avrebbe seguito le pratiche necessarie per ottenere la riduzione degli affitti, in collegamento con le Commissioni arbitrali del Comune. (4)

Nel 1938 l'Ufficio aveva assistito 2863 persone. È l'ultimo anno di attività. Poi l'intervento del regime interrompe questa importante opera di utilità sociale.

L'assistenza come professione

L'attività delle delegate, delle volontarie e delle impiegate, metteva a frutto o consolidata competenza professionale, quella del segretariato sociale. Così la riassume l'opuscolo stampato nel 1948 per i 50 anni di vita dell'Unione femminile nazionale:

L'Ufficio indicazioni formò subito un Corpo di Delegate esperte, richieste da altre istituzioni; alcune fra esse coprirono la carica di Consigliere delle Opere pie cittadine - onore concesso per la prima volta alle donne - e per non citare che le principali faremo il nome di Ersilia Majno, la quale nel breve tempo in cui rimase all'Ospedale maggiore studiò un progetto di scuola per infermiere, attuato molto più tardi; di Alessandrina Ravizza e Bambina Venegoni, delegate dal Consiglio degli Istituti Ospedalieri come visitatrici della Sezione Sifiloiatrica, dove apersero due Scuole - Laboratorio per i ricoverati e le ricoverate, e Rebecca Calderini, la fondatrice delle Scuole preparatorie italiane, che studiò e attuò quella organizzazione degli Ispettorati baliatici dalla quale nacquesro i Consultori per lattanti, che dovevano passare in seguito al Comune e all'Opera nazionale maternità e infanzia.(4)

Direttrici dell'Ufficio furono Elisa Boschetti, Colomba Amadeo Calleri, Carla Gadola, Larissa Boschetti Pini, Ines Crippa e Ulissina Biraghi.

 

Note

(1) Buttafuoco, A., Tra cittadinanza politica e cittadinanza sociale: progetti ed esperienzedel movimento politico delle donne nell'Italia liberale, in: Bonacchi, G., A. Il dilemma della cittadinanza. Diritti e doveri delle donne, Laterza, 1993

(2) La rassegna della miseria all’Ufficio indicazioni e assistenza, in «Corriere della Sera», a. 1910, 11[?] aprile, in: Fabio D'Amico, “Per l’elevazione materiale e morale della donna e del genere umano”. L’Unione Femminile Nazionale di Milano dall’impegno sociale allo scioglimento (1908 – 1939). Tesi di laurea, Università degli Milano, Corso di laurea magistrale in Storia e documentazione storica, aa 2009-2010

(3) Unione Femminile Nazionale, Uffici Indicazioni, Guida pratica della beneficenza, previdenza, istruzione nella città di Milano, Tip. Nazionale Ramperti, Milano 1904.

(4) Gaballo, G., Il nostro dovere. L'Unione Femminile tra impegno sociale, guerra e fascismo (1899-1939), Joker, 2015

(5) Cinquant'anni di vita dell'Unione femminile nazionale, Unione femminile nazionale, 1948