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Comunità2019-08-06T11:30:59+00:00

Comunità romena di Milano

Scheda redatta da Donatella Ferrario

Esistente dal 1963

Religione
cristiano ortodossa

Un legame di sorellanza, come viene spesso definito dal popolo romeno il rapporto tra Romania e Italia. Un legame che viene fatto risalire a Traiano, che conquistò la Dacia di re Decebalo, un’area tra Romania e Moldavia, comprendente le regioni di Transilvania, Valacchia, Moldavia e Bessarabia. Il simbolo di questo legame millenario è la Colonna Traiana a Roma, che illustra le fasi della conquista della Dacia. Una conquista che data 101-106 d.C.: i romani vi si insediarono fino al 270 d.C., poco tempo, dopotutto, ma destinato a dare un’impronta duratura, sia sulla lingua che sulla cultura, e a creare un rapporto solo apparentemente interrotto dalla dominazione ottomana del XVI secolo. Una sorellanza che si mantenne infatti viva: nel 1848, l’anno del Risorgimento italiano e romeno, i comuni ideali univano i due Paesi in una stima reciproca. Giuseppe Mazzini scrisse un appello, firmato anche da Ledru Rollin e Albert Darasz, in cui invitava il popolo romeno «a rappresentare in Europa orientale il ponte con le nazionalità slave e il principio della libertà individuale e del progresso collettivo che ci definisce, noi, europei, come apostoli dell’umanità».

Costumi tipici (foto di Donatella Ferrario)

La Romania, dopo la Piccola Unione (1859) diviene, nel 1880, Regno di Romania, fino agli anni Quaranta del secolo XX, quando, dopo il secondo conflitto mondiale, è Repubblica Popolare, uno Stato comunista poi entrato nel Patto di Varsavia. Un periodo pieno di contrasti che approdò, nel 1965, alla nuova Costituzione della Repubblica Socialista di Romania con il presidente Nicolae Ceausescu (1965-1989), che condusse la Romania nel baratro della dittatura. Nel dicembre del 1989 a Timisoara iniziò la Rivoluzione romena, una delle più violente d’Europa, che culminò con l’arresto e l’esecuzione di Ceausescu. Era il 25 dicembre 1989.

I romeni hanno mantenuto saldo il loro amore per l’Italia, come Paese di arte e belle lettere: nelle scuole e nelle università spesso l’italiano è una materia di studio, così come la nostra letteratura. Fu dalla fine Ottocento che si assistette a un fiorire di istituzioni e cattedre in entrambi i Paesi per lo studio delle reciproche lingue. Ricordiamo l’Accademia di Romania in Roma e l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia.

I romeni per la maggioranza sono di fede ortodossa (86,8%), seguiti dai romano-cattolici (4,7%), protestanti (3,2%), greco-cattolici (0,9%), evangelici (0,1%) e altri (0,4%).

Nel 1963 si registra la presenza di una prima piccola comunità romena a Milano. Ma la vera migrazione, la “diaspora” romena, avviene in due momenti distinti: dapprima alla spicciolata e drammaticamente, per sfuggire alla dittatura. Spesso si trattava di intellettuali, artisti, compagnie di danza, atleti, che giungevano in tournée e non facevano più ritorno nel Paese dominato da Ceausescu. Era un esilio vissuto come sorta di resistenza attraverso la cultura. Poi fu la volta della migrazione più massiccia alla ricerca di un lavoro, dopo la caduta del muro di Berlino. Dopo la morte del dittatore, con la conseguente crisi economica, molte donne, spesso con un livello alto di istruzione, decidono di migrare per aiutare la famiglia che resta in patria, impiegandosi in occupazioni quali badanti e collaboratrici familiari. I flussi si sono intensificati dal 2002 con la cessazione dell’obbligo del visto per spostamenti di breve durata e poi dopo il 2007, con l’entrata della Romania nell’Unione Europea e conseguente libera circolazione nell’area Schengen.

Spagna e Italia settentrionale e centrale sono le destinazioni: Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, le regioni in cui i romeni sono maggiormente presenti. Negli ultimi anni si è assistito al fenomeno del ricongiungimento familiare e molti bambini sono nati in Italia. La caratteristica della comunità è la transnazionalità, cioè una quotidianità che riesce a far coesistere armonicamente le usanze e le abitudini del proprio Paese originario con la nuova realtà sociale, anche grazie a una forte tendenza all’associazionismo.

Al lavoro per il Martisor (foto di Donatella Ferrario)
Martisor (foto di Donatella Ferrario)

 

A Milano e dintorni la comunità è molto attiva nell’organizzare eventi culturali, nel proporre occasioni di conoscenza del proprio Paese, sia a livello linguistico che di tradizioni. Si ricordano la festa del Martisor (il “piccolo marzo”) che celebra l'inizio della primavera, in cui vengono regalati piccoli amuleti ricamati, con filo bianco e rosso, e indossati fino al fiorire del primo albero o della prima rosa, su cui vengono appesi come gesto beneaugurante; la Pasqua ortodossa, con le uova dipinte di rosso, come simbolo di rigenerazione e purificazione; le carole natalizie; la Festa Internazionale della Camicia Tradizionale Romena ‘Ia’ in giugno, la tipica blusa in lino o canapa, poi in cotone e seta, usata nei giorni di festa, ricamata sulle maniche, il petto e il collo, con motivi stilizzati ispirati alla natura e con i colori delle regioni; i concorsi di poesia; le presentazioni di balli e canti tipici; le pubblicazioni in italiano e romeno. Attraverso lo sforzo congiunto di più membri della comunità e del Centro Culturale Romeno di Milano, nel 2012 è nata a Milano la casa editrice Rediviva, con lo scopo di diffondere il patrimonio culturale, dar voce agli scrittori romeni ed esser ponte per uno scambio interculturale. Rediviva è presente alle più importanti fiere del libro, come il Salone Internazionale del Libro di Torino e Bookcity Milano.