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Narrazione2018-06-11T21:09:58+00:00

Alla scoperta del territorio De Angeli – Bande Nere. La conquista della periferia

Scheda redatta da Lorenza Barbero
Borgo Maddalena, Borgo San Pietro in Sala e fiume Olona

Il territorio

La vasta area urbana situata nella parte ovest di Milano, compresa tra gli attuali Municipi 6 e 7, a partire dalla fine dell’Ottocento subisce significative variazioni: da spazio prettamente agreste si trasforma gradualmente a zona industriale, commerciale, a sede di importanti centri di ricovero e di assistenza.
Il territorio, che fa parte del Comune dei Corpi Santi di Porta Vercellina, poi Porta Magenta, nel 1873 è annesso al Comune di Milano, ma l’annessione non muta come d’incanto l’aspetto del luogo, che continua ad essere ancora per alcuni decenni un’area agricola.
Fin dall'XI secolo gli spazi delle attuali piazza Wagner e piazza De Angeli presentano insediamenti più consistenti, che attribuiscono loro la denominazione di borgo San Pietro in Sala e borgo Maddalena; al di là, oltre l’attuale circonvallazione della 90-91 (viali Bezzi, Misurata..) è “aperta campagna”: una distesa di campi, attraversati da un reticolato di rogge, fontanili, acquitrini che spariscono all’orizzonte nella nebbia, nel grigio della pianura.
Il paesaggio è suggestivo, l’area è vasta, ricca di corsi d’acqua che consentono un’irrigazione capillare del territorio e lo rendono particolarmente fertile, adatto alla coltivazione di orti, riso, frumento, granoturco e foraggio.
Il terreno presenta anche strati argillosi, utili alla produzione di laterizi, indispensabili per la costruzione.
L’estrazione di sabbia e ghiaia nelle cave di via Gulli, lungo via San Gimignano e in direzione Inganni e Bisceglie, la preesistenza di fornaci nell’attuale via Soderini presso Primaticcio, a cascina Arzaga, o presso l’attuale piazza Amati favoriranno a partire dal Novecento la formazione di numerosi insediamenti in zona e nei quartieri limitrofi.

Esondazione fiume Olona alla Maddalena maggio 1917

Tra i corsi d’acqua del territorio spicca l’Olona, che nel suo tracciato originario scorreva in via Sacco e ancora a inizio Novecento tra piazza De Angeli e via Marghera era attraversato da un ponte; spesso il fiume esondava e la stessa area della Maddalena era anche nota come Isola, perché solitaria tra i prati, invasi d’acqua.
Il suo corso tortuoso e le esondazioni frequenti costituivano un ostacolo allo sviluppo dei quartieri Magenta e Solari, tanto che l’amministrazione comunale decide di modificarne il percorso e di realizzare un nuovo alveo a pendenza regolare e calcolata lungo l’attuale corso della circonvallazione esterna: si formano così i viali che da piazzale Lotto arrivano a piazza Napoli. Ancora negli anni ’50 e ’60 del Novecento l’Olona scorre all’aperto e talvolta esonda, specie nei pressi di piazzale Tripoli, per ovviare al problema si avviano i lavori di tombinatura e di copertura del fiume, dove attualmente scorre la corsia preferenziale della filovia 90 - 91.
Anche gli altri corsi d’acqua presenti nel territorio negli anni ’50 e ‘60 sono prosciugati, tombinati, coperti o trasformati per lo più in collettori fognari; ormai interrati “dal progresso”, lasciano il posto alle strade e scompaiono nel sottosuolo.
Rogge e fontanili oltre a rivestire un’importanza per la fertilità del terreno sono stati rilevanti anche dal punto di vista amministrativo, ad esempio la roggia Cagnona che scorre lungo via Chinotto fino al 1923 segnava il confine tra il Comune di Milano e il Comune di Baggio e fino al 1931 delimitava il territorio tra la parrocchia di San Pietro in Sala di Milano e la parrocchia di San Giovanni Battista di Trenno.
La roggia San Vittore fungerà da scolmatore per la futura stamperia De Angeli, i fontanili San Carlo, Restocco e Castelletto, ancor oggi presenti sotto le vie della zona, per secoli hanno bagnato i terreni delle cascine che in quest’area erano particolarmente numerose.

Le antiche cascine

MOLINAZZO

Delle cascine di un tempo, oggi nella maggioranza dei casi non c’è più traccia; sono state demolite nel corso del Novecento per far posto ad altre costruzioni, solo talvolta è rimasto il nome delle vie a rievocare la loro presenza, come via del Molinazzo che ricorda l’antico cascinale di via Rembrandt 39.

Cascina Molinazzo e oratorio SS Filippo e Donato da via Aretusa

L’origine del nome risale all’epoca medioevale quando in zona i contadini portavano il tributo dei campi presso un Imperial Regio Molino, nome storpiato poi in Molinazzo; successivamente il cascinale diventa dimora di famiglie patrizie milanesi, una delle quali fa erigere anche la chiesa dei Santi Filippo e Donato.
All’inizio del Novecento il casale è ancora attivo e in parte utilizzato come oratorio femminile del vicino complesso dei cappuccini di piazzale Velasquez. Fino agli anni ’50 le suore della scuola di via Gulli approfittano per i loro approvvigionamenti della fattoria del Molinazzo, dove i fittabili vendono loro uova, polli e altri prodotti agricoli. Lentamente la cascina è abbandonata, diventa meta di girovaghi e infine è abbattuta; i campi circostanti scompaiono, sostituiti da numerosi palazzi residenziali.
Attualmente unica testimonianza dell’antico cascinale è la chiesina o oratorio dei Santi Filippo e Donato, che dopo i saccheggi in epoca medievale, napoleonica e negli anni ‘50, evita la demolizione grazie al comitato di cittadini Pro Molinazzo, sorto nel 1957, che ottiene dalle autorità il vincolo necessario a preservare l’edificio, ora abitazione privata.

ARZAGA
Altra struttura agricola ormai scomparsa negli anni ’60 del Novecento è la cascina Arzaga, di cui resta solo il nome della via, un tempo molto più lunga dell’attuale, poiché arrivava fino a corso Vercelli.
Nei tempi più lontani era nota anche per la presenza di fornaci, utili alla produzione di mattoni e a suo supporto era stata costruita la vicina cascina Arzaghetta, localizzabile nell’attuale via Soderini angolo via Primaticcio.

Cascina Arzaga

L’intero complesso, punto di riferimento per tutto il contado di Porta Vercellina, era uno dei più tipici esempi architettonici e ambientali della periferia: il corpo centrale presentava elementi in stile gotico e gli edifici laterali parti in stile neoclassico. La struttura era formata da due cortili tra loro comunicanti, il primo racchiudeva aia, chiesetta, casa padronale e abitazioni che ancora negli anni ’50 ospitavano circa quaranta famiglie di salariati, il secondo spazio, molto più ampio, comprendeva stalle e scuderie.
Il Comune di Milano nel marzo 1963 per poter rinnovare una precedente convenzione per lo sfruttamento edilizio della località, previa demolizione della cascina, chiede alla competente Soprintendenza chiarimenti su eventuali vincoli. La risposta, nonostante i ripetuti solleciti, arriva nel 1966, con ben tre anni di ritardo; si riconosce l’interesse storico – artistico della struttura e dell’annessa cappella e si avvia la pratica per il vincolo, purtroppo a cascina già abbattuta.

RESTOCCO

Cascina Restocco

Lambita dall’antico fontanile Restocco, la struttura, costituita da una cascina e da una villa turrita, sorgeva tra le attuali viale Caterina da Forlì e via Strozzi. Nell'Ottocento i baroni Monti, di origine bresciana, diventano proprietari del complesso e successivamente lo cedono alle Suore Carmelitane Scalze, che ne fanno sede del loro convento di clausura fino al 1929, quando si trasferiranno in una nuova residenza.
La cascina, che si trova in aperta campagna, senza tracciati stradali, in stato di abbandono, diventa rifugio notturno per senzatetto e meta di ruberie. Nel 1933 è acquistata da don Orione, che pur non avendo il denaro necessario firma il compromesso, solo alla vigilia del versamento riceverà provvidenzialmente i soldi utili all’acquisto, da una benefattrice conosciuta una decina di anni prima in Sud America.
Nei decenni successivi il cascinale e la villa saranno abbattuti per la costruzione dei padiglioni e della chiesa del complesso del Piccolo Cottolengo Milanese di don Orione.

Primi insediamenti sui percorsi millenari

Il territorio è attraversato da due percorsi millenari che da sempre hanno caratterizzato l’area e favorito i collegamenti con Milano e con l’esterno. Dal borgo della Maddalena parte a destra la strada Vercellese, diretta in Piemonte e in Francia, corrispondente alle attuali Parmigianino, Rubens, Rembrandt, Novara e SP11, mentre a sinistra si sviluppa la strada per Baggio che attualmente corrisponde a via Trivulzio, primo tratto di Anguissola e via delle Forze Armate.
La zona inizia a modificarsi quando lungo le due storiche direttrici si costruiscono nell’arco di una dozzina d’anni un centro religioso, un istituto di assistenza, un’attività commerciale e un luogo di svago sportivo. Lungo la Strada Vercellese nascono il convento dei cappuccini e il circolo vinicolo Isola Europa, lungo la via per Baggio sorgono il Pio Albergo Trivulzio e il campo sportivo del Nazionale Lombardia Football Club.

CONVENTO DEI CAPPUCCINI E CHIESA DI S. MARIA DEGLI ANGELI E S. FRANCESCO (1897–1899)
Il complesso dei frati sorge isolato, ma al centro di una vasta zona agricola, che presto si trasformerà con l’arrivo di artigiani, piccoli imprenditori, proprietari di piccole fabbriche a conduzione famigliare, che provenienti dalla provincia si stabiliranno in zona.

Convento e Chiesa dei Cappuccini di piazzale Velasquez

L’avvio dei lavori di costruzione del convento avviene tra problemi e difficoltà, tra cui il ritrovamento d’acqua a soli 25 cm. dal suolo, causa di rischio per le fondamenta e motivo per cui i frati acquistano un ulteriore appezzamento di terreno, per realizzare il loro progetto. La superficie di proprietà dei Cappuccini era all’epoca più grande dell’attuale, ma nel corso dei decenni perderà, per i piani regolatori comunali, aree coltivate ad orti e vigneti, terreni necessari per l’ampliamento di piazzale Velasquez, l’inizio di via Pisanello e la formazione dell’attuale via Antonello da Messina.
Oltre al convento e alla chiesa i frati riescono a costruire dal nulla un oratorio, maschile e femminile, il primo della zona, e un centro culturale, uno dei luoghi più significativi di aggregazione della città, ora associazione Rosetum, dove si svolgono numerose attività: convegni, concerti, rassegne teatrali, scuole di pittura e danza, proiezioni cinematografiche… Accanto alle occupazioni culturali e artistiche, la comunità dei frati è da sempre presente e attiva nella solidarietà e nell’impegno ai bisogni di ciascuno con opere sociali, come l’Opera Pane di Sant’Antonio, il poliambulatorio di via Antonello da Messina e il centro d’ascolto, che si avvalgono anche della presenza di volontari. Recentemente gli ambienti adibiti a mensa, dove si offrono gratuitamente circa 250 pasti al giorno, sono stati ristrutturati.

PIO ALBERGO TRIVULZIO
Nato per volontà del principe Trivulzio nel Settecento per ospitare gli anziani indigenti di Milano, aveva originariamente sede in centro, ma a inizio Novecento la struttura risulta fatiscente e priva delle normali condizioni igienico–sanitarie.

Pio Albergo Trivulzio, 1910. Foto di Achille Ferrario

Il Pio Albergo Trivulzio acquista un terreno fuori Porta Magenta, in un’area periferica tra ortaglie e campi e affida il progetto di costruzione agli ing. Formenti e Mazzocchi. Il nuovo edificio, inaugurato nel 1910, aderisce agli standard della moderna architettura sanitaria; è dotato di padiglioni ben collegati tra loro, areati, soleggiati e disposti attorno ad una corte centrale che divide la parte maschile a sinistra dalla parte femminile a destra. L’ingresso è recintato da una cancellata in ferro battuto, che negli anni ’50 del Novecento sarà in gran parte tolta per offrire un senso di maggior apertura alla città. Dalla strada in cui ha sede, strada per Baggio, deriva il nome con cui è conosciuto in tutta Milano, ovvero Baggina.
Il Trivulzio è un ente pubblico che opera in ambito socio-sanitario, sociale ed educativo sul territorio della Regione Lombardia indirizzandosi principalmente alla città di Milano; la sua denominazione attuale è: Azienda dei Servizi alla Persona Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio e gestisce tre delle istituzioni cardine di Milano: Pio Albergo Trivulzio, Orfanotrofio dei Martinitt e Orfanotrofio delle Stelline.

COOPERATIVA CASA POPOLARE VERCELLESE
L’ultimo decennio dell'Ottocento e il primo del Novecento segnano l’avvio dello sviluppo edilizio e demografico del territorio: inizia il decollo della zona, che si affermerà maggiormente a partire dagli anni Trenta.
Nel 1910 ai margini della città, al confine con la campagna un gruppo di persone decide di fondare in un edificio di Strada Vercellese 64, oggi via Rubens angolo Caccialepori, il Circolo Isola Europa.
Il locale, in affitto, diventa presto un luogo di ristoro e di riferimento in una zona scarsamente urbanizzata, ma strategica in quanto si fermano a bere oltre ai soci anche i contadini che trasportano derrate alimentari in città e spesso portano dal vicino maniscalco i cavalli a ferrare.
Il successo del circolo vinicolo spinge gli iscritti ad avventurarsi in un’impresa più impegnativa: la costruzione di una casa, tanto che nel 1912 nasce la Cooperativa Casa Popolare Vercellese. I soci acquistano un terreno per costruire un fabbricato di abitazione civile, con cantine e negozio per la vendita del vino e nel 1913 si realizza lo stabile di via Caccialepori 4; ogni appartamento è dotato di propri servizi igienici. Le cooperative nascono come risposta delle classi più povere al disagio e alle difficoltà economiche del vivere quotidiano; casa, cibo e lavoro sono obiettivi difficili da raggiungere. Tra le cooperative fondate in zona a inizio Novecento e ancora oggi esistenti si ricorda anche la M.A.M. – Mutua Alleanza Milanese del 1905, attualmente con sede in via Trieste.

CAMPO DA CALCIO
Il 12 novembre 1911 al n. 24 della strada per Baggio, odierna via Trivulzio angolo via Antonello da Messina, s’inaugura il campo da calcio del Nazionale Lombardia Football Club. L’area di gioco, denominata “della Maddalena”, ha dimensioni regolamentari ed è recintata da una palizzata di legno per riscuotere il prezzo del biglietto d’ingresso; tuttavia il lato sud prospiciente la via per Baggio è libero e spesso i sostenitori della squadra si arrampicano sulla recinzione del Pio Albergo Trivulzio per assistere gratuitamente alle partite. La struttura sarà attiva sino ai primi anni Venti.

Il Gamba de legn entra alla Maddalena da via Parmigianino

Mezzi di trasporto

L’area agricola inizia a subire una prima trasformazione, favorita dalla presenza dei mezzi di trasporto e dallo sviluppo, nel borgo della Maddalena, di un piccolo opificio che nel giro di pochi anni diventa una delle più importanti realtà tessili di Milano e dell’Europa.
Se inizialmente artigiani, commercianti e personale di servizio provengono dall’area dei Corpi Santi, dopo l’annessione al Comune di Milano la fascia di provenienza si allarga anche grazie alla tranvia a vapore famosa come Gamb de legn, attiva in zona a partire dal 1879. La tranvia parte da corso Vercelli, attraversa il borgo della Maddalena, dove ferma strategicamente nell’attuale piazza De Angeli, di fronte alla stamperia e prosegue lungo la strada Vercellese, fino a Magenta e con una deviazione a Castano Primo.

Stamperia De Angeli e opere sociali

Nel borgo della Maddalena già nella seconda metà dell'Ottocento sorgeva una piccola stamperia per tessuti di proprietà dei fratelli Crosta; nel 1872 Eugenio Cantoni l’acquista e l’affida al proprio dipendente Ernesto De Angeli che già vi lavorava come amministratore, per arrotondare lo stipendio. Nel 1878 Cantoni cede la fabbrica a De Angeli, che affiancato dal cognato Giuseppe Frua, incrementa la produzione e lo sviluppo dell’azienda fino a renderla una delle imprese leader nel campo tessile, nello specifico nello stampaggio dei tessuti.

La De Angeli-Frua

Lo stabilimento nel corso del tempo raggiungerà un’estensione di 100.000 mq, quasi una città nella città con vie, piazze, ponti per collegare la parte industriale a quella commerciale e perfino una ferrovia interna per il trasporto delle merci tra i vari reparti. Nel corso dei decenni la De Angeli - Frua occuperà migliaia e migliaia di dipendenti, quasi ogni famiglia della zona avrà un componente impiegato nella stamperia.
Sia De Angeli sia Frua, con grande sensibilità intuiscono l’importanza di avviare attività in campo sociale a favore dei propri dipendenti.
La prima azione, a carattere abitativo, è la realizzazione nel 1887 della Ca’ rossa, così chiamata dai dipendenti per la facciata con mattoni a vista. La palazzina costruita nell’attuale piazza De Angeli, all’epoca ancora corso Vercelli, si trova all’ingresso della fabbrica e si compone di quattro piani con appartamenti per i dipendenti, mentre il piano terra ospita locali di servizio: ufficio personale, refettori, infermeria e spaccio aziendale. Ogni abitazione è dotata di acqua potabile, illuminazione a gas e di un bagno ogni due appartamenti.

L'Asilo Maddalena De Angeli

De Angeli rivolge la sua attenzione anche ai figli dei propri lavoratori con la costruzione, nel 1894, dell’asilo Maddalena De Angeli, dedicato alla propria madre, situato tra via Faruffini e via Sanzio. La struttura rivoluzionaria nelle architetture e nelle soluzioni tecniche - igieniche è per l’epoca addirittura avveniristica; dotata di un ambiente ampio e luminoso permette ai bimbi di giocare al coperto anche nei mesi più freddi. Il vasto giardino, che circonda l’asilo, consente ai piccoli il contatto con la natura, secondo il metodo Froebel utilizzato dalle insegnanti. La scuola è gratuita, ad uso dei bambini da tre a sei anni e rimarrà in funzione fino agli anni ’50 del Novecento.

Alla prematura morte di Ernesto De Angeli nel 1907 la gestione dell’azienda continua con il cognato Giuseppe Frua che resterà fedele agli intenti del suo predecessore, anche nelle azioni a carattere sociale a favore delle proprie maestranze; a tal fine acquisterà, tramite la Società anonima cooperativa case e alloggi, lotti di terreno in via Washington, Seprio, Elba, Monferrato, Trivulzio, Faruffini, Correggio, Colonna, Ravizza, Bezzi, per fornire a dipendenti e pensionati una casa di proprietà.
Dopo la Prima Guerra Mondiale si aggrava il problema abitativo e si inaspriscono le difficoltà finanziarie; Frua per permettere ai propri lavoratori di risparmiare tempo e denaro nel tragitto casa-lavoro decide di realizzare un villaggio operaio. Nel 1919 acquista un terreno in piena zona marcite delle cascine Restocco e Castelletto, attuali via Moncalvo e via Desenzano e avvia la costruzione delle prime villette. L’intero complesso è ultimato nel 1929; immerso nel verde e recintato comprende diciannove villini da uno a quattro appartamenti, provvisti di giardino, due case a schiera e il Casone, un edificio con un corpo centrale di tre piani e due strutture laterali di quattro piani. Il villaggio ha un unico ingresso principale e all’interno, lungo due viali illuminati e delimitati da tigli, si affacciano le abitazioni, tutte provviste di acqua potabile, luce e servizi igienici in ogni appartamento.

Il Villaggio Frua

Lentamente il complesso si popola, la vita comune è regolata da orari per il gioco dei bimbi, per la pulizia delle parti comuni e ben quattro muratori appositamente assunti si prendono cura della manutenzione delle strutture. Negli anni ’70, dopo la chiusura della stamperia e la cessione degli stabili all’immobiliare Pandora Terza, si passerà alla vendita frazionata delle abitazioni, non senza le vibrate proteste degli abitanti.
Negli anni ’90 si pone il problema della salvaguardia architettonica del villaggio, uno degli esempi più importanti di villaggio operaio del Novecento, che nel 2003 otterrà il vincolo paesaggistico, sotto la tutela di Regione Lombardia.
Negli anni successivi Frua continua l’attuazione di opere sociali; nel 1923 realizza la Casa del lavoratore, un edificio posto tra via Trivulzio e Parmigianino con ingresso in v.le Bezzi, provvisto di campi da bocce esterni, biblioteca, locali per lettura giornali, ambulatorio e soprattutto di un refettorio per gli operai non residenti a Milano e nel 1926 in via Vittoria Colonna inaugura la Scuola professionale. Qui le ragazze imparano cucito, rammendo, merletto, uncinetto…, economia domestica e nozioni di amministrazione, i ragazzi invece acquisiscono competenze in meccanica, falegnameria, disegno, chimica, elettricità…, hanno come insegnanti capi reparto della stamperia e frequentemente svolgono periodi di apprendistato e di esperienza in fabbrica.

Industrie e sviluppo del territorio

La De Angeli–Frua è la prima azienda a nascere e a svilupparsi nel territorio, ma già negli anni successivi nuove fabbriche sorgono in aree libere, non ancora edificate che costituiscono un anello concentrico tra la città e i piccoli centri abitati della periferia.

Pubblicità della Filotecnica Salmoiraghi, 1930

In zona si attesta la presenza della Filotecnica Salmoiraghi, che ha il proprio stabilimento produttivo in via Raffaello Sanzio ed è specializzata in strumentazione aerea e navale, gli inchiostri Giovanni Gnocchi per una trentina d’anni hanno sede in via Rubens, la RAM – Radio Apparecchi Milano, almeno fino allo scioglimento nel 1933, ha i propri laboratori in via Rubens.
Nel 1939 la Prevost, azienda leader nella costruzione di moviole e proiettori, acquista un terreno e trasferisce la propria sede in via Desenzano 2, dove resta fino al 1991; la società Nazionale prodotti chimici farmaceutici risiede in via Marostica 2 mentre l’istituto nazionale di Chemioterapia si stabilisce in via dei Gracchi 35.
Accanto ai grandi complessi industriali non mancano artigiani, piccoli imprenditori, proprietari di fabbrichette a conduzione famigliare, negozianti come la ferramenta Borghi, negozio storico di via Rubens e la famiglia Nardini nella vicina via Caccialepori autori di statue, alcune delle quali presenti nelle cappelle della Chiesa dei cappuccini di p.le Velasquez.

Tra il XIX e il XX secolo inizia la grande esplosione urbanistica di Milano, che lentamente assume un ruolo industriale e demografico sempre più rilevante, favorita dall’incremento dei mezzi di trasporto; negli anni Venti la zona è in evoluzione e in rapida trasformazione, anche per la presenza di due linee tranviarie, il 16 che da piazza Cairoli fa capolinea in via Trivulzio e il 34 che sempre dal centro giunge fino a Baggio.

L'ISTITUTO PER INABILI AL LAVORO
Una delle motivazioni che spingono la Congregazione di carità cittadina ad avviare, nell’autunno 1927, i lavori di costruzione della nuova sede dell’Istituto inabili al lavoro nei lotti di terreno acquistati nel 1915 nel reparto Arzaga fuori Porta Magenta è proprio la presenza di linee tranviarie. Dalla relazione per lo studio del progetto si legge che l’area “è vasta, si presta ai migliori orientamenti dei padiglioni e pur essendo poco lontana dalla Città è servita dal tram”, linea Baggio a 600 metri; il terreno, assai fertile e ben irrigato, è in parte dotato di fognatura e di acquedotto comunali, risulta entro il dazio. Il costo complessivo è di 400.000 lire.

Facciata dell'Istituto Inabili al lavoro

La Congregazione affida i lavori alla ditta F.lli Gaslini di Corsico, “esercenti l’industria di cava di sabbia”, che chiede al Comune di Milano il nulla osta per la posa di un “binarietto decauville”, binario a scartamento ridotto formato da elementi prefabbricati, velocemente smontabili e montabili, utile per il trasporto di ghiaia e sabbia dalla propria cava all’area di piazzale Giovanni delle Bande Nere
Secondo lo Statuto approvato nel 1922 l’istituto accoglie e mantiene persone povere, prive di congiunti, inabili al lavoro per invalidità fisica o incapacità intellettuale.
Nel corso degli anni Cinquanta l’Istituto volgerà la propria attenzione alle persone anziane e nel 1966 sancisce la svolta con un ulteriore cambio di denominazione: Istituto Geriatrico Piero Redaelli, che è uno dei tre istituti amministrati dall’ASP Golgi-Redaelli.

Sempre dalla relazione per lo studio del progetto si può leggere che “ivi si va costruendo un simpatico ambiente quale è quello dove sorgono l’Albergo Pio Trivulzio, il Ricovero Giuseppe Verdi, l’Istituto delle Suore Angeliche”

Casa di Riposo per Musicisti, 1904. Foto Garzini e Pezzini

CASA DI RIPOSO PER MUSICISTI
Nel 1889 Giuseppe Verdi acquista un grande appezzamento di terra incolta a Milano, fuori porta Magenta, nell’attuale piazza Buonarroti, per costruire una casa di riposo con lo scopo di ospitare persone di entrambi i sessi, addetti a tutti i generi dell’arte musicale, che abbiano compiuto 65 anni e si trovino in stato di bisogno, esempio unico all’epoca. Affida il progetto all’arch. Camillo Boito, fratello del librettista Arrigo, e nel 1899 la costruzione è completata. La casa, per volere dello stesso Verdi, entra in funzione solo dopo la sua morte, nell’autunno del 1902 e all’inizio ospita solo una decina di persone, ma nel corso degli anni il numero si accresce tanto che l’amministrazione comunale nel 1935 approva i lavori di sovralzo di un piano della facciata esterna dell’edificio.

PICCOLO COTTOLENGO MILANESE DI DON ORIONE

In quest’area di periferia, in evoluzione negli anni Trenta, nasce un altro centro di accoglienza: don Orione istituisce un centro di ricovero rivolto ai più bisognosi presso la Cascina Restocco.
L’opera fin dall’inizio ospita anziani e giovani, per l’accettazione non occorre la cittadinanza milanese né un Ente che assicuri il pagamento della retta. Nel novembre 1933 arriva la prima anziana ospite da Novi Ligure e qualche settimana dopo si aprono l’asilo e l’oratorio per i figli dei contadini dei dintorni. La notizia di un fulmine che nella mattinata del 3 giugno 1934 si abbatte su un cedro del cortile e lo incenerisce, favorisce la conoscenza dell’istituzione, ne parlano i giornali cittadini, molte persone iniziano a visitare questa realtà.
Negli anni successivi i discorsi di don Orione in Cattolica susciteranno quel fiume di carità che non ha mai cessato di esaurirsi e di favorire la realizzazione del grande complesso, che sebbene nato in anni difficili, si è sviluppato grazie al contributo di piccoli e grandi benefattori, intervenuti sempre al momento più opportuno, a conferma della norma di vita di don Orione di confidare nella Provvidenza.
Nei decenni successivi la struttura si amplierà con l’acquisto di nuovi terreni e anche grazie all’intervento dell’arch. Mario Bacciocchi che progetterà, gratuitamente, chiedendo solo il rimborso spese, padiglioni femminile e maschile, chiesa (1953), casa del lavoratore (1963-1967), scuola materna.
Attualmente il complesso ospita un centro polivalente per anziani e disabili giovani e adulti, una scuola dell’infanzia paritaria “Don Orione” rivolta ai bambini della fascia di età tre - sei anni e la Casa del Giovane Lavoratore, per accogliere giovani lavoratori e studenti.

Gli anni Trenta e Quaranta

Via Primaticcio, 1929

In risposta all’espandersi della città e all’aumento della popolazione nella zona iniziano a sorgere caseggiati e strade. La Cooperativa Case popolari Vercellese amplia il proprio stabile di Caccialepori 4; aggiunge un piano e due scale e nel 1931 avvia un terzo lotto all’interno del cortile. Nel novembre 1929 la Società Anonima Cooperativa Edificatrice Tranvieri acquista dal Comune di Milano un ampio appezzamento di terreno in aperta campagna, corrispondente all’attuale via Primaticcio n. 196 angolo via Tonezza, per edificare un complesso residenziale per i dipendenti ATM. L’interesse della Cooperativa per l’area è determinato dal fatto che il terreno risulta poco distante dal deposito tranviario di Baggio, recentemente inaugurato.
Dal 1929 al 1931 si costruiscono edifici di pubblica utilità ancora esistenti, come il deposito ATM in via per Baggio oggi via delle Forze Armate (1929–1931) e la pompa dell’acquedotto in Rosalba Carriera attuale via Tonezza, il nuovo impianto idrico deve soddisfare la richiesta di maggior volume e pressione dell’acqua per alimentare palazzi sempre più elevati e numerosi sorti in zona.

Deposito ATM di via delle Forze Armate già via Baggio

Nei primi anni Trenta l’attuale piazza Perrucchetti è un cantiere a cielo aperto, si stanno realizzando: la Caserma Santa Barbara (1931), per ospitare l’artiglieria a cavallo delle Voloire e la Chiesa Santi Nabore e Felice alle Caserme (1931-1933).
La caserma sorge in una località periferica, ma ha il vantaggio di essere direttamente collegata al centro della città mediante le due linee tranviarie di Baggio (34) e di Strada Vercellese (Gamba de legn) e di essere vicina al nuovo Ospedale Militare che sta sorgendo sullo stesso viale. I lavori iniziano nel marzo 1929 e sono in gran parte ultimati nel 1930, la Caserma è occupata dal reggimento nell’aprile 1931.
La costruzione della chiesa è la risposta delle autorità religiose alle esigenze della popolazione in crescita, che a causa dell’eccessiva distanza ha difficoltà a recarsi in San Pietro in Sala per assistere alle normali funzioni religiose.
Per decreto del cardinale Schuster (23 ottobre 1931) la zona orientale dell’antica parrocchia di San Pietro in Sala viene staccata per costituire la Chiesa Santi Nabore e Felice alle Caserme, che attualmente è la parrocchia più popolosa della diocesi di Milano, si estende su una superficie di circa 1.000.000 mq in una zona a carattere residenziale prettamente di ceto medio, in cui si sono inseriti molti extracomunitari in maggior parte filippini.
In zona sorgono anche complessi scolastici, per rispondere alle esigenze di istruzione di una popolazione in pieno sviluppo: nel 1935 si inaugurano l’istituto pedagogico Sacchi e la scuola elementare in via Baggio ora via delle Forze Armate, mentre la Scuola Beato Angelico si trasferisce in via San Gimignano.
Nel 1938 le Suore di Maria Addolorata, già da qualche anno presenti nella zona del Molinazzo per educare i bimbi delle famiglie che iniziano a popolare il territorio circostante, inaugurano la propria scuola, sorta su un appezzamento di terreno precedentemente individuato in via Gulli. L’edificio dotato di un bel giardino diventa la loro sede e ospita l’asilo e le prime due classi delle elementari; nel 1948 la palazzina si accresce di un ulteriore piano e accoglie l’intero ciclo della scuola elementare, successivamente per istruire i bambini del quartiere sempre più numerosi tra il 1954 – 55 si realizza una seconda ala collegata alla prima.

Effetti del bombardamento dell'agosto 1943 al Piccolo Cottolengo Milanese

Durante la guerra la zona subirà pesanti bombardamenti, per la presenza di numerosi stabilimenti industriali anche nelle zone limitrofe, come l’Isotta Fraschini o l’Alfa Romeo.
De Angeli – Frua, Filotecnica Salmoiraghi e Prevost saranno fortemente danneggiate, ma bombe cadranno anche presso il Ricovero degli Inabili al lavoro e il Piccolo Cottolengo Milanese, con danni più o meno ingenti.
Negli anni del conflitto tutti i centri assistenziali citati proseguono le loro attività caritative in aiuto alla popolazione, fornendo pasti caldi, rifugio, soccorso ai perseguitati (ebrei, partigiani, nazisti)… Il Ricovero degli inabili diventa ospedale militare, la struttura di don Orione accoglie gruppi di mutilatini di don Gnocchi, ai quali offre ricovero, istruzione e insegnamento di un mestiere adeguato alle loro possibilità per renderli indipendenti, oltre ad un aiuto medico, che si avvale delle più moderne conoscenze e strumentazioni ortopediche.

Il dopoguerra

Nell’immediato dopoguerra si accentua la richiesta di case da offrire a chi ha perduto tutto durante la guerra; il Comune, malgrado le difficoltà finanziarie, realizza baracche in legno, sistemate nel mezzo di grandi viali cittadini, nel quartiere sorgono lungo viale Caterina da Forlì (estate 1946) mentre nel 1948 la Giunta affida alla ditta SIVA di via Buonarroti 8 opere di riverniciatura e imbiancatura della mensa collettiva n. 17 di via Aretusa, inaugurata il 10 febbraio 1945, per trasformarla in alloggi per sinistrati.

Casette per sfollati in viale Caterina da Forlì

La zona è ancora poco edificata, caratterizzata dalla presenza di alcune strutture assistenziali e di degenza come l'Istituto degli inabili al lavoro, il Piccolo Cottolengo Milanese di don Orione, il Pio Albergo Trivulzio e il convento dei Cappuccini, che continuano a dar vita a una rete di solidarietà. Sono gli anni della ricostruzione, ma si gettano le basi del boom economico del decennio successivo.

Stabilimento Durban's

La De Angeli–Frua, per differenziare la produzione in un periodo di crisi, si lancia nel settore motociclistico e nel 1945 in via Palma nasce la Motom, che per circa 30 anni produrrà importanti modelli di ciclomotori: semplici, economici, acquistabili da tutti, di facile manutenzione e dai consumi limitati, così da non gravare sui bilanci famigliari. La De Angeli – Frua non riuscirà a riprendersi dai danni di guerra e lentamente, negli anni ’60, chiuderà i propri stabilimenti mentre l’attività famigliare si sposterà dall’industria al terziario, con società immobiliari e finanziarie. Nel secondo dopoguerra nuovi stabilimenti sorgono in zona e favoriscono lo sviluppo edilizio residenziale: FIT – Ferrotubi e Helene Curtis, ora sede dell’Oreal, si stabiliscono in via Primaticcio, la Durban’s apre un proprio stabilimento in via Gulli e la Ravagnati, fabbrica di macchinari per lavanderie industriali, si stabilisce in via Bartolomeo d’Alviano.

Palazzo in viale Caterina da Forlì

Negli anni ’50 e ’60 si realizzano molti dei complessi abitativi ancor oggi presenti sul territorio, alcuni progettati da architetti rinomati: il palazzo di viale Caterina da Forlì 40 degli arch. Asnago e Vender (1958-1964) e l’edificio di viale San Gimignano 38 angolo piazzale Bande Nere di Gian Paolo Valenti (1963-1966).
Nello stesso periodo la Cooperativa Case popolari Vercellese realizza altri stabili per i propri soci: nel 1950 in via Caccialepori 8, nel 1956 in via Frassinetti angolo Massarenti e nel 1960 in via Massarenti 14. Anche la MAM costruisce nuovi edifici in viale Pisa.
Lo spaccio della Cooperativa, nato già nel 1928, amplia il proprio spazio con due vetrine su via Caccialepori e fornisce prodotti genuini a prezzi equi, ma negli anni successivi non riesce a reggere l’apertura dei nuovi supermercati e chiude definitivamente alla fine degli anni ’70, mentre il circolo vinicolo continua a svolgere una funzione di aggregazione per i soci, per gli operai degli stabilimenti vicini, per i ricoverati della Baggina e per i tassisti di zona a fine turno.
Lo sviluppo economico e industriale, noto come boom economico, favorisce il fenomeno dell’immigrazione; la fascia di provenienza si allarga sempre più, dalla provincia si passa alla regione, alle regioni limitrofe di Veneto, Emilia, Piemonte, al Sud Italia, al mondo; gran parte della popolazione si compone di persone che vengono alla ventura in cerca di lavoro.

Chiesa dei Santi Patroni d'Italia

CHIESE
Negli anni Cinquanta, come negli anni Trenta, si costruiscono chiese e scuole per rispondere alle esigenze della popolazione in continua espansione.
Il 6 dicembre 1953 la Chiesa di San Benedetto Abate, all’interno del complesso di don Orione, diviene sede parrocchiale, per un ulteriormente smembramento dell’esteso territorio di San Pietro in Sala.
Anche la zona attorno al cascinale dell’Arzaga diventa progressivamente più urbanizzata a seguito dell’addensamento di fabbriche e della crescita di “folti gruppi di case”; la parrocchia Santi Nabore e Felice è privata dell’estesa parte occidentale per realizzare il complesso dei Santi Patroni d’Italia. I padri francescani inizialmente svolgono le funzioni in una baracca di legno, solo tra il 1966 e il 1970 avviano i lavori di costruzione della chiesa, a forma di tenda, su progetto dell’arch. Antonello Vincenti

SCUOLA EBRAICA
Gli Ebrei, già presenti a Milano dall’800, hanno una propria scuola in via Eupili, zona corso Sempione. Dopo la prima guerra araba del 1948 la comunità aumenta ulteriormente per l’arrivo di numerosi Ebrei provenienti da Egitto, Libano, Siria, Marocco e Iran; altri giungono a Milano a metà degli anni Cinquanta attratti dal boom economico e inizialmente abitano nel centro della città. Per l’incremento della popolazione la scuola di via Eupili non risponde alle esigenze strutturali, quindi la Comunità, anche con sovvenzioni estere, acquista terreni tra piazzale Tripoli e piazzale Giovanni delle Bande Nere per costruire una scuola dotata di giardino, campi da gioco e terrazze coperte. Nell’aprile 1960 si pone la prima pietra della struttura, i lavori procedono a tempo di record e già nel 1961 le prime classi sono pronte: l’offerta formativa copre l’intero ciclo scolastico, dalla scuola materna alle superiori, negli anni successivi il numero degli alunni e dei corsi continua a crescere.

Scuola ebraica

Ben presto la zona intorno alla scuola si popola, si costruiscono case e palazzi. Probabilmente sono le stesse famiglie ebree a sviluppare il quartiere trasferendosi vicino alla scuola; vengono edificati nuovi stabili signorili, la maggior parte dei quali presenta ampie zone verdi, campi da tennis e piscine private. Si costituisce un quadrilatero facilmente riconoscibile dallo stile dei palazzi, edilizia tipica anni ’60 - ’70, dalla presenza di alberi e indicato anche su Google maps come “quartiere ebraico”.
Nel corso degli anni Settanta e Ottanta si realizzano la sinagoga di via dei Gracchi e il centro culturale di via Monteccuoli.
Nel 2005 la Comunità ebraica di Milano inizia a edificare, in un terreno di proprietà in via Arzaga, la nuova residenza sanitario-assistenziale. Ultimata nel 2008 la casa di riposo sorge in prossimità della scuola e della sede gestionale, in un quartiere residenziale della città ricco di servizi comunitari e per questo altamente frequentato dalle famiglie degli ospiti. La struttura permette di accogliere gli anziani in una residenza protetta, dove è possibile essere assistiti e continuare a seguire le tradizioni ebraiche, le funzioni religiose e rispettare le regole alimentari.

Scuola giapponese

ASILO DI VIA ARZAGA, ORA SCUOLA GIAPPONESE
Sempre nel reparto dell’Arzaga nei primi anni ’60 suore congolesi belghe istituiscono un asilo per i bambini della zona. Le suore inizialmente operano in una struttura prefabbricata, ma nel 1965 affidano all’arch. Antonio Cassi Ramelli l’incarico di costruire in via Arzaga un edificio in muratura, che nel 1987 è ceduto alla Scuola giapponese per trasferirvi la propria sede dalla precedente situata in via Keplero. L’istituzione scolastica giapponese di Milano, sorta nel 1978, è la prima in Europa a costituirsi al di fuori di una sede diplomatica.

Dagli anni Sessanta a oggi

Il supporto di servizi e di infrastrutture favorisce popolazione e imprese; migliorano trasporti, occupazioni, crescita demografica ed economica.

Inaugurazione della fermata MM Gambara, 1966

Per sostenere gli spostamenti di una popolazione in continua espansione già il 2 aprile 1966, alla presenza delle autorità cittadine, si inaugura la deviazione della metropolitana linea rossa con tre nuove fermate dalla stazione di Pagano: Wagner, De Angeli e Gambara, poco meno di 2 km. I lavori si erano interrotti a Gambara nel dubbio se proseguire verso il Gallaratese o verso Bisceglie.
La città si espande e conquista spazi, ma ancora negli anni ’60 molte aree delle zona sono costituiti da distese di prati abbandonati, anche se già da qualche anno numerose cooperative e società edificatrici hanno iniziato a realizzare complessi residenziali in zona. L’edificazione avviene in modo irregolare, le costruzioni sorgono ovunque, senza considerare la presenza di campi sportivi, aree a verde e a giochi. L’iniziativa immobiliare spinta dalla febbre edilizia amplia il tessuto urbano con nuove strade e fabbricati.
Lo stesso piazzale Giovanni delle Bande Nere, circondato da palazzi nuovissimi, attende la sistemazione del verde pubblico e resta per alcuni anni regno di ragazzi che giocano a pallone, in occasione di forti precipitazioni viale delle Legioni Romane risulta un acquitrino paludoso. Sarà solo dopo il prolungamento della metropolitana linea rossa fino a Inganni che anche questa zona sarà sistemata, con la formazione di campi da gioco, aree attrezzate per lo sport e per il verde pubblico; nel 1975 si aprono tre nuove stazioni: Bande Nere, Primaticcio e Inganni, che risultano più luminose delle precedenti, sia per la presenza di finestre a tetto sia per i colori più tenui. Inoltre sono già dotate di ascensori e utilizzano nuovi sistemi tecnologi di attacco delle rotaie per evitare la trasmissione di vibrazioni agli edifici che sorgono lungo il percorso.

Via Soderini verso via Lorenteggio, 1962, Foto di Virgilio Carnisio

Dopo il periodo del boom economico, negli anni della recessione tra ’70 e ’90 molte fabbriche chiudono (Motom) o si trasferiscono (Prevost); le aree abbandonate sono riconvertite a favore di nuove industrie (Hélène Curtis o FIT ferrotubi) o bonificate per la costruzione di complessi residenziali (Durban’s); si realizzano campi sportivi, si riqualificano strade e piazze.
Negli ultimi decenni il fenomeno dell’immigrazione si allarga a tutto il mondo e in zona la popolazione risulta più variegata; accanto a Giapponesi, Francesi, Ebrei, si possono incontrare molti extracomunitari, per lo più Marocchini, Islamici e Filippini.

Conclusioni

Oggi quasi nessuno ricorda che Arzaga, Restocco o Molinazzo erano così importanti da dare nome all’area circostante; le antiche denominazioni si sono perse a favore dei nomi delle principali arterie stradali, oggi veri punti di riferimento per i residenti e per gli esterni.
Sia pure con diverse motivazioni le maggiori realtà assistenziali della zona danno vita ad una rete di solidarietà e sono ancora oggi punto di riferimento e di aiuto per tante persone.

 

Bibliografia
- 100 anni della Cooperativa Case Popolari Vercellese, a cura di Andrea e Viviana Perin, 2011
- 80 anni di ATM Tante storie in una storia, Edizioni Subway srl, 2011
- 1933–2008: 75 anni di Carità tra storia e cronaca Piccolo Cottolengo Milanese di don Orione, a cura di don Dorino Zordan e Alda Leggieri, editrice Velar, 2009
- Adriano Bernareggi, Cascine milanesi. La rinascita di un patrimonio urbano, Meravigli edizioni, 2015
- Angelo e Gianni Bianchi, Ad Ovest di Milano Le Cascine di Porta Vercellina, Associazione Amici Cascina Linterno, 2006
- Fernando Cattaneo, Cento anni di presenza, edizioni Rosetum Milano, 2002
- Eugenio Cazzani, Una Chiesa milanese. Porta Vercellina e San Pietro in Sala, edizioni Nuove Edizioni Duomo NED, 1981
- De Angeli Frua una famiglia, un’industria nella storia di Milano, vol. I, Cenacolo Moncalvo, 2006
- Don Orione e il Piccolo Cottolengo Milanese (1933–2013), a cura di Gabriele Archetti, Studium, Associazione per la storia della Chiesa bresciana, Gruppo Studi Orionini, 2015
- I Frati cappuccini di piazzale Velasquez in Milano. Cento anni di spiritualità, solidarietà e cultura, a cura di Fedele Merelli, Centro Culturale Rosetum Convento Frati Cappuccini Milano, 1998
- Rony Hamaui, Ebrei a Milano. Due secoli di storia fra integrazione e discriminazioni, Il Mulino, 2016
- Fedele Merelli, I cent’anni dei Cappuccini di piazza Velasquez, in Terra Ambrosiana Anno XXXIX/ novembre-dicembre 1998
- Gabriele Pagani, L’antico Comune di Lorenteggio. Dal Borgo medioevale all’attuale quartiere. Vicende, tradizioni, storie, personaggi, New press edizioni srl, 2011
- Wolfango Pinardi, I Corpi Santi di Porta Vercellina a Milano, Edizione di Arte Cristiana, 1966
- Stefano Pozzoni, Milan. I derby dimenticati Storia e cronaca dei 42 derby dal 1900 al 1922, Bradipolibri, 2017
- Un cammino in quattro decenni 1938–1978, Scuola Mater Divinae Gratiae, 1978