Giovedì 14 novembre, ore 10.00.
Università degli Studi di Milano, Sala Napoleonica, via Sant’Antonio 12, Milano.

Giornata di studi organizzata da Società Umanitaria in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Non è un caso se per Carlo Emilio Gadda “Milano è lo scaffale d’ogni idea che possa diventare industria”. Quando ancora non si parlava di design e non esisteva la Triennale, nel 1919, lo stesso anno in cui Walter Gropius dava vita al movimento noto come Bauhaus (“casa della costruzione”), la città più industriosa d’Italia inaugurava la Iª Esposizione Regionale Lombarda d’Arte Decorativa, sperimentando un progetto

culturale, che ambiva ad unire in un’unica prospettiva intellettuale e pratica l’arte, l’artigianato, l’industria e il mercato. All’origine di questa Esposizione Regionale un intellettuale tout court, Guido Marangoni, deputato, critico d’arte, Conservatore del Castello Sforzesco (e futuro ideatore della rivista La casa bella), il quale auspicava che il Comune di Milano si facesse promotore di una grande esposizione d’arte decorativa in Milano, da rinnovarsi eventualmente di biennio in biennio, “tale da assurgere a generale convegno di quanti in ogni angolo della nazione abbiano lavorato alla rinascita delle attività artistiche locali”.

Momentaneamente accantonata dalla Giunta Caldara, pur condivisa nelle sue linee generali di rilancio di tutte le arti applicate, questa ipotesi di lavoro venne colta da Augusto Osimo, il Segretario Generale della Società Umanitaria, che di comune accordo con Marangoni decise di attivarsi per dare vita ad un progetto-pilota, anticipatore di alcune delle più importanti iniziative in campo artistico prima del fascismo. Forte dell’appoggio morale delle più importanti istituzioni milanesi (oltre al Ministero della Pubblica Istruzione e al Ministero dell’Industria e del Lavoro), la Società Umanitaria organizzò una manifestazione che doveva rilanciare quello che poteva considerarsi il nostro “made in Italy”: la mostra era dedicata a “l’arredamento della casa” in tutte le sue declinazioni sociali, in un momento in cui la guerra aveva determinato anche una crescente crisi degli alloggi e proponeva soluzioni praticabili negli ambiti che la stessa Umanitaria aveva fortemente contribuito a sviluppare nel corso del primo ‘900.

Il focus del convegno non si concentra solo sull’Esposizione del 1919, ma si completa con una disanima particolareggiata delle iniziative che presero forma sia negli anni precedenti (con le Scuole-Laboratorio d’Arti applicate all’Industria realizzate nel 1903), sia in quelli successivi, passando attraverso l’esperienza del Bauhaus, dell’Università delle Arti Decorative (con il consorzio tra Comune Milano, Comune di Monza e Umanitaria) e infine delle Biennali Internazionali di arte decorativa nella Villa Reale di Monza, negli anni Venti. L’Esposizione regionale dell’Umanitaria del 1919 aveva aperto una strada, che avrebbe portato Milano a diventare capitale del design internazionale.