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La Mensa dei Bambini. Opera di assistenza e protezione dei bambini ebrei profughi 

2018-01-15T10:32:36+00:00 11 gennaio 2018|Anticipazioni, In Primo Piano|

Solidarietà, educazione, accoglienza. L’esperienza della “Mensa dei Bambini” a Milano negli anni delle leggi antiebraiche

Le vicende e i protagonisti della Mensa dei Bambini. Opera di assistenza e protezione bambini ebrei profughi appartengono agli anni dell’Italia delle leggi fasciste antiebraiche, della persecuzione e privazione dei diritti, della guerra.
Nella Milano di quei tragici anni, la “Mensa dei Bambini” rappresentò una luminosa esperienza di solidarietà, di accoglienza, di educazione e morale.
Nata sul finire del 1939 per iniziativa di un piccolissimo gruppo di ebrei, la Mensa portò assistenza e sostegno, materiale e morale, ad altri ebrei, in quel momento emarginati fra gli emarginati: i bambini e le famiglie di ebrei profughi giunti a Milano, fra il giugno e l’agosto del 1939, dai paesi già in guerra dell’Europa centro-orientale – Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia.

Al centro di questa storia di solidarietà, la figura di Israel Kalk (Pikeli, 1904 – Milano, 1980) – anima e motore della “Mensa”  che più di ogni altri merita di essere ricordata.

 Israel Kalk

Ritratto di Israel Kalk. Ferramonti di Tarsia, 1943

Ritratto di Israel Kalk

Nato in Lituania nel 1904, Israel Kalk aveva vissuto in prima persona l’esperienza della fuga dalla guerra e la condizione di profugo quando ancora in giovane età, insieme alla famiglia, fu costretto a fuggire in Lettonia a causa dei progrom zaristi.

Nei primissimi anni Venti dalla Lettonia si trasferì in Italia, a Milano, per poter frequentare l’Università.
Da quel momento Milano divenne la sua città – quella dove potè laurearsi in ingegneria, lavorare, formarsi una famiglia.
Fu grazie al matrimonio con una giovane milanese, Giorgetta Lubatti, studentessa della Scuola di Belle Arti e appassionata di letteratura yiddish, che nel 1938, con l’emanazione dei “Provvedimenti per la difesa della razza”, Kalk potè evitare l’espulsione dall’Italia – in quanto  ebreo straniero immigrato in Italia dopo il 1919. Non gli fu sufficiente, tuttavia, a mantenere l’impiego presso la Compagnia Generale di Elettricità dove lavorava dal 1930, nè ad evitare al figlioletto Motele, di 9 anni, la vergogna di essere espulso dalla scuola pubblica.  

Dal casuale incontro, ai giardini pubbblici di Porta Venezia, fra Motele e i fratellini Werner e Brigitte Retter di Berlino, Israel Kalk ebbe improvvisamente coscienza della condizione dei tanti bambini, figli di ebrei profughi, che erano arrivati a Milano in quei mesi:

Particolarmente triste era la situazione delle centinaia e centinaia di bambini di questi profughi, che giravano a gruppi per le strade ed i parchi cittadini, affamati e – si può dire – abbandonati a sé stessi –  scrisse lo stesso Kalk ricordando quegli anni.

Conoscendo casualmente nei giardini pubblici un gruppetto di questi bambini profughi ed intavolata una conversazione, li abbiamo invitati a una merenda in una latteria vicina [in via Lecco], invito accettato dopo aver superato la diffidenza iniziale. All’appuntamento che ci siamo dati per l’indomani, il gruppo dei bambini si era già accresciuto di qualche unità mentre il giorno successivo era diventato ancora più numeroso. Il primo giorno la merenda era stata consumata in silenzio, ed a malapena si era riusciti ad avere risposta circa il nome, la provenienza, la composizione familiare, l’indirizzo ecc.
Queste sedute quotidiane divennero poi sempre più animate, i piccoli divennero sempre più loquaci, si finiva anche con l’intonare qualche canzone popolare  in “jiddish”, cantata in coro… ed il locale della latteria si era trasformato in un vero e proprio club.

La Mensa… un intreccio di coscienza ebraica, dignità umana e cultura generale

Dopo vari spostamenti (via Lecco, Piazza XXII Marzo, via Spontini), nel giugno del 1940, la disponibilità di alcuni locali di una palazzina di via Guicciardini 10, permise a Kalk e al piccolissimo gruppo di benefattori ebrei che lo aiutavano nell’impresa – il polacco Leone Feiwel, lo slovacco Carlo Krivacek, e il milanese Manfredo D’Urbino – di dare all’ “impresa” una sede stabile e adeguata agli scopi della Mensa.

L’ambiente era modesto – ricordò nel dopoguerra Werner Retter. Per noi bambini però era il luogo più accogliente del mondo, l’unico posto dove ci sentivamo a casa. Bisogna ricordare che i profughi a Milano campavano di miracoli, si può dire. Il fatto stesso di dover ricorrere all’assistenza della Mensa lo dimostra più che chiaramente. (Werner Retter, Quello che ricordo della Mensa dei Bambini, Archivio CDEC, Fondo Israel Kalk). 

Alla Mensa regnava uno spirito composito fatto di coscienza ebraica, dignità umana e cultura generale. Questi fattori erano strettamente intrecciati tra loro, ricorda ancora Retter.

E infatti se lo scopo originario della Mensa fu quello di dare un sostegno concreto ai bambini e alle loro famiglie, procurando loro cibo e vestiario innanzitutto, ben presto Kalk fece della Mensa il luogo in cui i bambini poterono in qualche modo riappropriarsi della propria infanzia, fatta di studio ma anche di giochi, di feste e di gite, della semplice compagnia dei coetanei.

Circolare. 8 maggio 1940

Circolare agli oblatori, 1940

Tutto ciò fu possibile grazie agli sforzi – riusciti – di Kalk di raccogliere contributi in denaro, con forme di persuasione efficaci che potremmo definire persino di “marketing” (le numerose foto scattate nei locali della mensa, durante le gite e i giochi, erano una testimonianza evidente del concreto beneficio che i bambini traevano dalle attività organizzate dalla Mensa e dunque del reale utilizzo degli “oboli” versati  a favore della Mensa).

L’esperienza positiva della Mensa, la fiducia conquistata presso gli “oblatori” consentì a  Kalk di estendere il raggio d’azione della Mensa, ben oltre i confini cittadini, fino a raggiungere le numerose famiglie di ebrei costrette a risidiere nelle località di internamento coatto, nei campi di internamento e soprattutto dal settembre del 1941, i prigionieri (bambini inclusi) del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza.

Lo stabile di via Guicciardini venne distrutto nell’agosto 1943 in seguito ai bombardamenti; la Mensa fu trasferita così per un breve periodo di tempo nel comune di Lucino, in provincia di Como.
Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, la situazione degli ebrei sul territorio italiano cambiò radicalmente: da quel momento tutti, senza alcuna distinzione, erano in pericolo di vita.
La nuova sede, così prossima al confine svizzero, fu per questo una fortunata scelta: consentì infatti a Kalk e a molti degli assistiti della Mensa, di organizzare quasi subito la loro fuga in Svizzera ed evitare la deportazione – cui tutti loro erano teoricamente destinati.

L’esperienza della Mensa dei Bambini si concluse definitivamente nell’ottobre del 1943.
Il suo ricordo, di Kalk e della sua opera, è però rimasto vivido nella memoria dei bambini di allora. La testimonianza scritta da Werner Retter negli anni ’70 ne è senz’altro una prova, e fra le più toccanti.

I documenti

L’ampia documentazione che ricostruisce questa meravigliosa storia di solidarietà e accoglienza cominciata nella città di Milano ed allargatasi poi fino ad arrivare alla “lontana” Ferramonti di Tarsia, in Calabria,  è conservata oggi negli archivi della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC di Milano.
Un piccolo saggio di tale documentazione lo si può consultare nelle pagine del sito Le Carte di Israele Kalk creato da Laura Brazzo (Fondazione CDEC) e Anna Sarfatti (scrittrice per bambini) nel 2016 in occasione del  IV Corso di aggiornamento sulla didattica della Shoah per gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie.
L’inventario completo delle carte di Israel Kalk è pubblicato sulla Digital Library della Fondazione CDEC.