>>Alessandro Schiavi (1872-1965)

Alessandro Schiavi (1872-1965)

2018-06-13T07:31:14+00:0012 Giugno 2018|Ricerca|

Giornalista, scrittore e politico d’origine romagnola, a Milano si distinse per le battaglie sociali condotte anche in seno alle numerose istituzioni in cui entrò a far parte, dedicandosi principalmente ai temi della condizione operaia e dell’edilizia popolare.

Direttore dell’Ufficio del lavoro della Società Umanitaria e dell’Istituto per le case popolari, fu anche presidente dell’Istituto dei Ciechi e dell’Università popolare. Presidente dell’Ospedale Maggiore di Milano dal 1917 al 1921, promosse l’ampliamento di diversi padiglioni e l’acquisto del terreno sul quale sarebbe poi sorto il nuovo ospedale di Niguarda.

Morì a Forlì nel 1965.

Ritratto fotografico di Alessandro Schiavi
Fotografo ignoto, Ritratto di Alessandro Schiavi, 1920 circa (Archivio dell’Ospedale Maggiore)
Gianfranco Campestrini, Ritratto di Alessandro Schiavi
Gianfranco Campestrini, Ritratto di Alessandro Schiavi, 1947 (Quadreria dell’Ospedale Maggiore)

La fotografia di Alessandro Schiavi, risalente probabilmente agli anni Venti, è stata recentemente acquisita dall’Ospedale Policlinico ed è ora parte della sua ricca fototeca. L’immagine venne utilizzata da Gianfranco Campestrini per la realizzazione del dipinto affidatogli dalla Commissione Artistica della Ca’ Granda nel 1947,  secondo una tradizione iniziata nel 1602 e che prosegue fino ad oggi: si tratta di un tangibile segno di riconoscimento riservato a tutti i benefattori, che con lasciti e donazioni hanno dato il loro sostegno economico all’istituzione; questa pratica è poi stata estesa ad alcuni tra i clinici più illustri e ai Presidenti, dando vita a un’imponente collezione di oltre 900 dipinti. A Campestrini, che si era formato all’Accademia di Brera con Cesare Tallone, e che, divenuto a sua volta insegnante, lavorava presso il Liceo Artistico delle Orsoline di san Carlo, l’Ospedale affidò la commissione del ritratto di questo presidente precisando, in una lettera, che doveva essere a mezza figura, in piedi e non seduto, e che il compenso sarebbe stato di “sole” 2000 lire.