La carenza di alloggi per le classi popolari si aggravò sul finire dell’Ottocento, quando l’afflusso in città di immigrati in cerca di lavoro si fece più consistente in conseguenza della rapida crescita industriale di Milano. In ambiente urbano e ai margini della città, case di ringhiera e cascine rimasero a lungo le sole possibilità abitative relativamente stabili accessibili a queste fasce di popolazione. Chi non riusciva a trovare una soluzione di questo tipo, perché appena giunto in città o per una situazione di estrema indigenza, era costretto a cercare un alloggio di fortuna (baracche in legno o muratura sorgevano in diverse zone della città) o a rivolgersi alle strutture messe a disposizione dalla carità pubblica e privata a beneficio dei senzatetto. Tra esse gli Asili Notturni “Lorenzo e Teresa Sonzogno”, inaugurati nel 1884, il dormitorio popolare di via Colletta e il Ricovero notturno di via Soave, aperti entrambi nel 1905. All’inizio del Novecento si andarono ad affiancare a queste iniziative anche alcune realizzazioni abitative stabili, come quelle sorte per volontà della Società Umanitaria, del Comune di Milano e dell’Istituto Case Popolari. La costruzione di alloggi per le classi meno abbienti proseguì anche durante il Ventennio fascista, quando vennero realizzati interi nuovi quartieri, complessi di “case minime” e nuclei di abitazioni mono o bifamiliari.