Il 1919 fu un anno di svolta per molti bambini viennesi che vennero accolti all’interno dell’Istituto Derelitti di Milano. Molti vennero successivamente inviati alla colonia di Oleggio, paese in provincia di Novara.
Dall’esterno l’istituto di Milano si presentava come un grande edificio con affaccio sulla strada e un ampio cortile interno per la ricreazione. All’interno erano presenti diverse stanze, tra cui dormitori e refettori.
L’istituto accoglieva bambini e adolescenti con disagio sociale, offrendo loro vitto, alloggio e la possibilità di andare a scuola. L’educazione data a giovani ospiti era improntata anche sulla religione cattolica. I maschi ricevevano insegnamenti da educatori laici mentre le ragazze dalle suore. I bambini più piccoli stavano insieme alle bambine per evitare episodi di prevaricazione da parte dei ragazzi più grandi.
Dopo essere arrivati da Vienna, i bambini vennero accolti dal personale dell’Istituto. Il dirigente era Oreste Pagani, Antonio Zanella, uomo simpatico e affettuoso nei confronti dei ragazzi, era l’interprete dei maschi e insegnava loro l’italiano. I sorveglianti aiutavano i ragazzi a vestirsi e fornivano assistenza infermieristica, tra questi erano particolarmente amati Parenti, che riusciva a coinvolgere i ragazzi con il canto, e Vittoria Negro, che svolgeva anche il ruolo di interprete a Oleggio.
Una volta accolti dal personale, si poté constatare che molti bambini si trovavano in uno stato di deperimento fisico. Tra le malattie più diffuse c’erano la polmonite e la tigna. Con il passare del tempo, grazie alle cure prestate, la loro salute migliorò tanto che nei primi tre mesi di permanenza continuarono a prendere peso fino a stabilizzarsi nel corso dell’ultimo mese.

Bambini viennesi mentre scendono dal treno (Città di Milano, Dicembre 1919)
I bambini avevano prevalentemente un buon comportamento, ad eccezione dei primi tempi in cui alcuni di loro avevano assunto un atteggiamento irrispettoso tanto da essere trasferiti in altre colonie.
All’interno dell’Istituto Derelitti i bambini indossavano una divisa. I loro capi venivano procurati dal Municipio di Milano. In particolare si faceva richiesta di maglie, mutande, cappelli di tela, camicie, fazzoletti per il naso, berretti, calze, sandali e pantofole. Per il ritorno a Vienna venivano messi a disposizione dei bambini abiti e scarpe.
I bambini viennesi ebbero trattamenti di vitto uguali a quelli dei ragazzi già presenti in Istituto. I rifornimenti di cibo comprendevano farina, cereali, semolino di riso, farina di legumi, biscotti, pastina, salame, formaggio, lardo e cioccolato. Grazie un documento risalente al novembre del 1920, si può apprendere che solitamente per colazione si prevedeva il consumo di pane e latte; per pranzo il cibo variava tra pasta, riso e zuppa, come seconda portata formaggio, uova fritte, tonno, sardine e carne mentre a fine pasto venivano serviti la frutta o il budino; a cena venivano dati legumi, patate fritte, uova sode o insalata. Per merenda, i bambini erano soliti mangiare pane e latte. Inoltre, a seconda dell’età e dello stato fisico erano previste dosi diverse di cibo.
Una volta tornati a Vienna i parenti dei bambini ebbero tutti parole di riconoscenza nei confronti dell’Istituto.



